Mai più olio senza etichetta, «Ha vinto il made in Italy»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Fermo, 2 novembre 2014 – La legge comunitaria 2013 bis (numero 1864) è stata approvata qualche giorno fa (il 21 ottobre) dal Parlamento e stabilisce l’obbligo del tappo antiriempimento nei pubblici esercizi: in sostanza i ristoratori non potranno più servire ai clienti olio extravergine in contenitori privi di etichetta. Si potrà dire addio ai flaconi di vetro o plastica trasparenti, senza etichetta, contenenti un prodotto di cui si ignora la provenienza e la composizione. Qualora il prodotto proposto ai clienti sia una miscela di oli comunitari, ossia provenienti da uno o più Stati dell’Unione europea, l’etichetta dovrà avere una più accentuata rilevanza cromatica, così da mettere in guardia il consumatore sulla diversa qualità e composizione merceologica del prodotto da un 100% made in Italy. La legge prevede anche sanzioni per chi non userà oliere con tappo antirabbocco che vanno da mille a ottomila euro, compresa la confisca del prodotto. Il comma 2 dell’articolo 7 impone ai ristoratori di presentare l’olio in bottiglie etichettate.

«Gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi — recita la norma — fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura, in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto originale indicato nell’etichetta». Se qualche malumore dei ristoratori si è percepito, certamente c’è una grande soddisfazione tra i consumatori e soprattutto per i produttori.

«Lo stop alle oliere anonime nei locali pubblici — commenta Ugo Gaetano Agostini, titolare del frantoio Agostini e anche consigliere nazionale dell’Aifo (Associazione italiana frantoi oleari) — salvaguarda un prodotto italiano che ormai vede sempre più contraffazioni con il fine di garantire la rintracciabilità dell’origine dell’olio. Forse non sarà in grado di mettere i consumatori al riparo da odiose truffe, ma è un passo avanti contro la contraffazione dei prodotti agroalimentari, in particolare dell’olio italiano, da sempre una vera eccellenza del made in Italy: un mezzo per constatare ciò che viene venduto come olio extravergine di oliva e verificare che sia effettivamente tale, a tutela della sicurezza e della salute di tutti i consumatori».

«Non va dimenticato — prosegue Agostini — che in fatto di qualità l’Italia è il principale produttore di olio extravergine di oliva nel mondo». Anche la Cia (Confederazione italiana agricoltori) esprime soddisfazione: considerando che una bottiglia d’olio extravergine su sei in Italia finisce sui tavoli di trattorie, di ristoranti e di bar, chiarirne l’origine diventa necessario per garantire chiarezza e trasparenza ai cittadini e per tutelare i produttori da falsi e sofisticazioni che scippano ogni anno al made in Italy agroalimentare 1,1 miliardi di euro. Una misura, dunque, che mette fine alle oliere anonime spesso riempite chissà quante volte, magari spacciando per extravergine una miscela di basso livello: benvenuta questa garanzia di autenticità e origine dell’olio messo a disposizione del consumatore finale.



 

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