Mamma guarisce dall’influenza ‘killer’, i medici: "È un miracolo"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Jesi (Ancona), 9 aprile 2015 – Ha rischiato la vita per l’influenza H1N1: a 49 anni ha lottato per dieci settimane contro la morte, attaccata ad un macchinario che sostituisce i polmoni. Neppure i medici osavano sperare in un recupero, lento ma praticamente totale com’è stato, della mamma di Castelfidardo che martedì pomeriggio è tornata nel reparto di Rianimazione del nuovo ospedale Carlo Urbani.

E’ stato lo stesso personale sanitario del Carlo Urbani ad andare a riprenderla nell’azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze. E sono gli stessi sanitari a parlare di «miracolo», nessuno si aspettava un tale recupero. A confermare l’eccezionalità dell’«evento» Tonino Bernacconi, primario di anestesia e responsabile del gruppo operatorio del nuovo Carlo Urbani: «Si tratta – spiega il primario – di uno dei pochi casi in Italia di paziente trattato così a lungo con l’ossigenazione extracorporea e sopravvissuto tornando a respirare autonomamente. Un evento eccezionale, considerate anche le complicanze occorse. Presto la paziente sarà dimessa dalla Rianimazione e trasferita in Bronco pneumologia per verificare la risposta dei polmoni ad un così lungo trattamento in Ecmo».

Un po’ dimagrita, tracheotomizzata ma in grado già di parlare grazie ad una canula, la mamma non ricorda nulla se non l’ospedale di Loreto dove è stata addormentata e i giorni del risveglio a Firenze e poi a Jesi. Era stata trasportata nell’ospedale jesino da quello di Loreto, raggiunto a fine gennaio dalla donna. L’influenza aveva colpito tutta la famiglia, compresi i figli, e, in ultimo, proprio lei. Il peggio sembrava essere passato, l’influenza sembrava essersi attenuata.

La crisi respiratoria, la corsa all’ospedale di Loreto e poi il ricovero a Jesi, non essendoci posti letto a Torrette. Ricoverata in Rianimazione a Jesi, le sue gravi insufficienze respiratorie hanno spinto i medici ha richiedere l’intervento delle strutture che sono dotate dell’Ecmo (ossigenazione extra-corporea con polmone a membrana): la macchina che fa riposare i polmoni.

Un supporto salvavita ma decisamente invasivo e quindi utilizzato in casi molto seri. I giorni trascorrevano, la donna restava sedata. Un’emorragia polmonare, i giorni che passavano allontanando sempre più le speranze. Ma il 18 marzo, un giorno che lei e i suoi familiari non dimenticheranno mai, ha riaperto gli occhi. E’ stata da poco liberata dal macchinario che le ha salvato la vita, ricorda poco ma vede negli occhi di chi le vuole bene, il rischio che ha corso per quella che sembrava una banale influenza.



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