Marche, spese pazze in Regione Ristoranti e ricariche, un’abbuffata

IL BORGHIGIANO FABRIANO – 

Consiglio Marche

ANCONA – A tre mesi dalle elezioni regionali, irrompe sulla scena politica l’effetto “spese pazze”.

L’irruzione avviene sotto forma di 66 avvisi di chiusura indagine con cui la Procura della Repubblica di Ancona annuncia l’intenzione di chiedere un processo per peculato e truffa nei confronti di 61 consiglieri di due legislature, tra cui l’attuale Governatore Gian Mario Spacca e il presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi (entrambi confluiti in Marche 2020) e cinque addetti ai gruppi.

Considerato che ora gli indagati avranno venti giorni di tempo per far cambiare idea ai Pm, facendosi interrogare o presentando memorie difensive, ecco che il calendario di un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio si sposta proprio a ridosso del voto di primavera. Oltre a Spacca, in odore di ricandidatura per il terzo mandato con Marche 2020 e un raggruppamento centrista, c’è dentro quasi tutta la giunta di centrosinistra in carica, e poi il segretario regionale del Pd Francesco Comi, l’ex vice presidente della giunta Paolo Petrini, ora deputato Pd, l’intero ufficio di presidenza del Consiglio regionale.

Annunciato in mattinata da un comunicato del procuratore capo Elisabetta Melotti (“sono in corso le notificazioni dell’avviso di conclusione indagini, emesso nel procedimento relativo all’utilizzo dei fondi pubblici”), l’atto d’accusa della magistratura riguarda il periodo dal 2008 al 2012, ottava e nona legislatura regionale, passato al setaccio dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Ancona, delegato sia dalla Procura ordinaria che, per i profili contabili, da quella della Corte dei Conti.

Tra coloro che si salvano da questo imbarazzante capitolo giudiziario c’è l’attuale assessore al Bilancio Pietro Marcolini (in corsa per le primarie del Pd), il vicepresidente dell’aula Antonio Canzian (eletto consigliere del Pd e approdato quasi subito al governo della Regione) e il consigliere del Pd Letizia Bellabarba, subentrata a Petrini nel 2013.

Per i 66 indagati, 23 dei quali hanno ricoperto la carica di presidente di un gruppo consiliare, ci sono contestazioni in tono minore rispetto a inchieste su altre Regioni italiane, che riguardano soprattutto pranzi e cene, spesso con commensali estranei alla Regione Marche o non identificati, spese postali, manifesti, consulenze, servizi di telefonia.

Per tutti la Procura ipotizza i reati di peculato o concorso in peculato, ma all’assessore Paola Giorgi, eletta consigliere regionale con l’Idv e poi passata a Centro democratico e ora con Marche 2020, si contesta anche la truffa perché avrebbe dichiarato di risiedere a Matelica mentre per la Procura il suo effettivo domicilio era ad Ancona, percependo rimborsi chilometrici non dovuti: 3.167,37 euro nel 2010 e 5.538,34 nel 2011.

Nelle 111 pagine di avviso di chiusura delle indagini, firmate insieme al procuratore capo dai sostituti Giovanna Lebboroni e Ruggiero Dicuonzo, si passano in controluce le spese di tutti i gruppi consiliari, scontrino per scontrino. E così per gli inquirenti Spacca nel 2008, come presidente del monogruppo l’Unione per le Marche, si sarebbe “appropriato indebitamente” di 15.445,23 euro per spese di spedizione, redazione, di stampa e diffusione di manifesti, e spese di ristorazione.

Entrando nello specifico: 3.658,23 euro per la spedizione del periodico “Marche Domani”, e 11.787,00 euro per pranzi e cene, con documentazioni di rimborso carenti. Nel 2009, il Governatore, secondo accuse ancora tutte da dimostrare nelle opportune sedi giudiziarie, si sarebbe “appropriato” di 14.258,35 euro.

Per la Finanza sarebbero spese non sufficientemente documentate, oppure non inerenti alle attività del gruppo, per manifesti, ristoranti, servizi di telefonia e per la stampa di 55 mila copie del “periodico filosofico culturale Koinè”, oltre che per l’acquisto di traffico Sms sul sito Aruba. Altri 5.273 euro vengono contestati a Spacca per l’anno 2010, per rimborsi legati ad attività di rappresentanza, servizi postali, cancelleria e telefonia, e per spese di ristorazione (1.647 euro) e acquisto di traffico Sms su Aruba (765 euro).

Nella nona legislatura Spacca era stato rieletto con la lista “Gian Mario Spacca presidente”, e come responsabile della gestione dei fondi del gruppo i magistrati gli chiedono conto di 4.152,84 euro di spese per ristoranti, spese postali e bolli, viaggi e per la partecipazione ad eventi.

La Procura chiederà chiarimenti anche su pranzi per incontri tenuti sul territorio che sarebbero invece avvenuti altrove (ad esempio in Abruzzo, a Pescara e Villa Rosa) e con ospiti “estranei all’amministrazione regionale”, o, nel caso di un paio di date fra onomastici e compleanni, con un familiare.

Ma la stessa Procura evidenzia però che alcune di queste spese, pagate con la carte di credito, successivamente sono state saldate personalmente dal presidente. Ammonta a 12.597,74 euro la spesa contestata a Spacca nel 2012 per scontrini di ristoranti (anche locali di Abruzzo, Lazio e Lombardia), alberghi, spese di rappresentanza “senza documentazione di supporto”.

Ma il grosso dell’importo riguarda una consulenza professionale pagata 10.021,74 euro. Il presidente dell’Assemblea legislativa Vittoriano Solazzi è invece indagato in concorso col capogruppo del Pd Mirco Ricci per spese relative al 2009 e 2010, quando faceva parte del Gruppo dei Democratici. Con Ricci si sarebbe “indebitamente appropriato” di 1.270,90 euro nel 2009 a titolo di rimborsi e contributi per la ristorazione, (906,80 euro), spese postali e bolli (210), spese telefoniche (154).

Nel 2010 Ricci e Solazzi si sarebbero appropriati di 2.384,90 euro spettanti al Gruppo Dem: 1.402,90 euro per spese di ristorante, il resto postali (240 euro), internet (500), telefonia (242 euro).

Ma l’inchiesta è perfettamente bipartisan. Ce ne è infatti anche per l’opposizione. Dai rimborsi spese non documentati per 3.350 euro ai 4.200 euro pagati per collaborazioni e consulenze senza indicare le pezze d’appoggio degli incarichi. Sono alcune contestazioni di peculato mosse nelle 111 pagine della Procura al gruppo consigliare Pdl nel 2010 in particolare all’allora presidente Fancesco Gentiloni Massi Silveri in concorso con i vari componenti del gruppo e, nel caso specifico, a Francesco Acquaroli.

Altri 5.200 euro vengono addebitati a Massi e Giacomo Bugaro nel 2011 per consulenze, ristorazione e rimborsi forfettari che, per l’accusa, sarebbero stati ottenuti senza idonei documenti: tra questi 600 euro per 30 pasti in un ristorante di Agugliano e 3.400 di valori bollati per cui non si riusciva a collegare il costo ad attività funzionali al gruppo.

“Le spese – scrive la Procura – erano relative a ristorazioni anche di sabato, domenica o festivi, e i relativi documenti giustificativi non recavano l’intestazione, il fine istituzionale, le generalità e il ruolo degli ospiti”.

A Giacomo Bugaro, reduce dalla trasferta romana come grande elettore del Presidente della Repubblica, vengono addebitati anche 4 mila euro di spese per rimborso per anticipi su proposte di legge tra cui 1.600 euro pagati, nel 2012, a un legale per compenso per studio e ricerca su temi di natura regionale, della legislazione e della comunicazione politico istituzionale.

Altre consulenze non adeguatamente documentate, vengono contestate al presidente Massi e a Mirco Carloni: riguardano nel 2012 consulenze da 3.600 euro (1.600 per indagine e ricerca – Piano area vasta e servizio farmaceutico; 1.700 euro per “Analisi e verifica bilancio 2012”.

Oltre alle consulenze, molte delle “poste” non adeguatamente giustificate riguardano rimborsi per iniziative sul territorio: 2.750 euro e 4.800 euro assegnati a Giancarlo D’Anna nel 2010 e nel 2011. E anche 4.800 euro ricevuti da Elisabetta Foschi nel 2011 come rimborsi per iniziative politiche sul territorio regionale non meglio individuate. Rimborsi non sufficientemente motivati per iniziative sul territorio vengono ascritti dalle toghe della Procura dorica anche a Giulio Natali (4.400 nel 2011), Franca Romagnoli (1.950 nel 2010), Daniele Silvetti (3.950 euro nel 2010), Umberto Trenta (2.750 nel 2010), Graziella Ciriaci (4.800 euro nel 2011).

A Giovanni Zinni vengono imputati 2.700 euro di consulenza a un collaboratore, 200 euro di spese telefoniche su un’utenza intestata a lui senza prova di istituzionalità della spesa e 10 euro di bollettino postale versato per beneficenza ad un’associazione.

FONTE IL CORRIERE ADRIATICO

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