Mattanza d’amore, il fidanzato: "Ho fatto una cavolata", poi accusa un malore. Le foto del delitto

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Ancona, 8 novembre 2015 - C’è un buco di quattro ore tra il momento che separa l’omicidio di via Crivelli (FOTO), a quello del ritrovamento dei due fidanzatini avvenuto nell’atrio della stazione ferroviaria di Falconara. Cos’è stato fatto durante tutto quel tempo? I due ragazzi si sono cambiati? Hanno nascosto la pistola? Tutti tasselli di un puzzle che stanno cercando di ricostruire i carabinieri.

Una volta uccisa Roberta Pierini e ferito gravemente Fabio Giacconi, i due ragazzi sarebbero fuggiti insieme a bordo dello scooter grigio di Antonio Tagliata. Una fuga rocambolesca, sapendo di essere braccati dalle forze dell’ordine e, probabilmente, con la pistola ancora addosso. Alle 17.45 vengono però trovati dai militari di pattuglia della Tenenza di Falconara. Stanno insieme e, con loro, ci sono due zii di Tagliata. Vengono avvicinati e i due giovanissimi non oppongono resistenza.

La ragazzina, quasi stupita, chiede agli stessi carabinieri «Perché ci fermate? Non abbiamo fatto niente» mentre Tagliata si lascia andare in un «Ho fatto una cavolata»Il motorino viene ritrovato appoggiato su un muretto della stessa stazione, ma nessuna traccia dell’arma nonostante si sia cercato all’interno del cassettino portadocumenti e sotto la sella.

Caricati in auto, vengono portati nella caserma dell’Arma alla Montagnola: lei, 16 anni, viene interrogata in una stanza mentre lui, da poco maggiorenne, in un’altra.

Passano pochi minuti e giunge anche un’ambulanza della Croce Gialla. Antonio Tagliata, sopraffatto dallo stress, crolla e accusa un malore. Alle domande dei carabinieri e del Pm che cercano di ricostruire i fatti, lui va nel panico, suda freddo, ha giramenti di testa nel ricordare quello che era accaduto nel primo pomeriggio.

Per lui, difeso dall’avvocato Giordano Gagliardini, in serata poco dopo le 20.30, viene diposto lo stato di fermo con le accuse di: omicidio, tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. Il movente: i rapporti di contrasto, che con il tempo si erano ridotti sempre più ai ferri corti, creatisi tra i genitori della ragazzina e Antonio Tagliata.

Per la 16enne, difesa dall’avvocato Paolo Sfrappini, la posizione è invece tuttora al vaglio del tribunale dei minori. Interrogatori che si sono prolungati fino a tarda notte e durante i quali non sarebbero emerse particolari emozioni se non il fatto che i due fossero stati divisi e la consapevolezza, da parte di Tagliata, che ora si trovava in una situazione molto più grande di lui.

Resta ora anche da capire dove sia finita la pistola utilizzata per la mattanza e, soprattutto, come Tagliata sia riuscito ad impossessarsene.

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