Mattanza d’amore, il padre dell’omicida: "Mio figlio non è un mostro". Guarda le immagini

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 8 novembre 2015 – «L’hanno descritto come un mostro, ma mio figlio è un ragazzo buono: lei lo ha plagiato. La porta di casa dei genitori l’ha aperta lei. C’è stata una colluttazione, e lei ha detto sparagli!..». 
E’ il padre di Antonio Tagliata a parlare, Carlo, che prende le difese del figlio fermato da ieri per l’omicidio di Roberta Pierini, madre della sua ragazza, e il ferimento grave di Fabio Giacconi, padre della 16enne, 
Carlo Tagliata, non ci sta a far passare suo figlio come un killer spietato e  racconta altri fatti privati del recente passato, delineando una relazione dalle tinte fosche e che lui stesso non vedeva di buon occhio così come i genitori della ragazzina: «La ragazza ha tentato il suicidio due volte, ha i segni ai polsi. Mio figlio invece  si stava buttando dalla finestra». 
Intanto emergono dettagli anche dall’interrogatorio, svoltosi nella notte, del 18enne, che stando alla sua versione non avrebbe premeditato il delitto ma avrebbe agito d’impulso.
“Non volevo uccidere, volevo solo un chiarimento, ho sparato ma non ricordo niente”.

A riferire le parole di Tagliata è l’avvocato difensore, Luca Bartolini, secondo il quale il giovane si sarebbe assunto la responsabilità della sparatoria e avrebbe avuto intenzione di costituirsi subito dopo.
Fabio Giacconi, il padre della 16enne, avrebbe avuto un atteggiamento «aggressivo, sprezzante, offensivo», ha detto il ragazzo. «Ha attaccato me e la mia famiglia – ha continuato – mi ha detto vi mando in galera. Non ho capito più niente e ho fatto fuoco». 
Secondo il legale, il giovane non ricorda neppure di aver esploso dei colpi di calibro 9 anche verso la madre della ragazza, Roberta Pierini, uccisa sul colpo. «Tenevano segregata in casa la mia fidanzata – ha detto ancora – io ero andato lì solo per parlare, per chiarire le cose». 
Tagliata e la ragazzina sarebbero poi fuggiti dall’appartamento di Via Crivelli a piedi, e non in motorino, come si era appreso in un primo momento. Sono andati in autobus fino alla stazione di Falconara, e da lì il ragazzo ha telefonato ai genitori, che nel frattempo si erano recati alla caserma dei carabinieri, ed avrebbe detto «mandate qualcuno a prendermi». L’intenzione insomma era quella di costituirsi. 
Sarebbe stato poi lo stesso 18enne a fare ritrovare la pistola in un cassonetto di Via Buonarroti. Al momento però non si sia come se la sia procurata. Perché ti sei portato dietro un’arma, gli hanno chiesto gli investigatori: «Per paura, ma non volevo sparare». 
Subito dopo essere stato portato in caserma, il giovane che soffre di crisi di panico, ha avuto un nuovo attacco, ma si è presto ristabilito. In questo momento è detenuto in un luogo che il difensore ha preferito non rivelare.

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