«Minacce con la pistola». Perricciolo finisce in manette

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Porto Recanati, 2 maggio 2015 – «Quella pistola è la stessa con cui sono stato minacciato da Perricciolo». È sulla base di questa affermazione, fatta da un venditore di auto, che Salvatore Perricciolo, il noto pregiudicato 35enne di Montegranaro, con origini calabresi, è finito ieri in manette.

L’operazione è stata messa a segno dai carabinieri di Porto Recanati e di Civitanova, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Macerata, su richiesta del procuratore capo Giorgio. Il reato contestato ufficialmente a Perricciolo è quello di detenzione di arma da fuoco in luogo pubblico. L’arresto è scattato a Porto Recanati ieri pomeriggio verso le 17, quando i militari dell’Arma hanno bussato alla porta dell’ufficio di vendita di automobili nel quale il pregiudicato lavora. Gli inquirenti hanno le bocche cucite, ma è ipotizzabile che si tratti di un’indagine molto più complessa, che potrebbe coinvolgere anche altri personaggi di spicco della malavita locale. La pistola che il testimone dice di avere riconosciuto come quella usata da Perricciolo per minacciarlo è una delle armi rinvenute in tre valigie custodite nella stanza del residence «Giardini del Conero» di Porto Recanati, campo base di Davide Storlazzi, il 27enne arrestato dai carabinieri dopo essere stato trovato in possesso di un ingente quantitativo di stupefacenti, documenti falsi, bombe carta e divise della Guardia di finanza.

Quanto sequestrato nell’appartamento di cui il portorecanatese disponeva è ora al vaglio dei Ris di Roma per gli accertamenti balistici e del Dna. Si tratta di cinque pistole di cui due giocattolo prive del tappo rosso, e poi una Colt Python 357 Magnum rubata nel 2012 a Monte Giberto, una Beretta calibro 7.65 con un caricatore da 15 colpi rubata nel 2004 a Milano, e una semiautomatica Tanfoglio, Modello Force 99 con la matricola abrasa. Il legale di Perricciolo, l’avvocato Massimo Di Bonaventura, parla di misura cautelare esagerata. «La pistola in questione non è stata trovata né a casa del mio assistito, né nel suo ufficio – spiega – ma nell’appartamento in uso a Storlazzi, che è il proprietario della rivendita di auto dove lavora Perricciolo. Questo è l’unico collegamento certo tra l’arma e il mio cliente. L’ordinanza del gip di Macerata, però, si basa sulla testimonianza di un venditore di auto con diversi precedenti penali». «Come fa quell’uomo ad affermare una cosa del genere? – chiede Di Bonaventura – Da che cosa avrebbe riconosciuto la pistola? Non c’era mica scritto il nome?» Perricciolo, dopo le formalità di rito, è stato rinchiuso nel carcere di Camerino. L’impressione è che sotto ci sia qualcosa d’altro e che gli inquirenti non vogliano ancora scoprire le carte.



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