Morì a 12 anni per un malore giocando a rugby. "Ora ci sorride da lassù"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 28 settembre 2015 – «Da lassù ci sta guardando. Io lo so. Non voglio vedere facce tristi, stiamo nella gioia, come era solito fare Elia. Coraggio». Al «nostro piccolo angelo Elia» è dedicato il campo sportivo di rugby a Villa Potenza, e queste sono le parole, spezzate dalla commozione, del padre, Giorgio Longarini. Da ieri, il campo porta il nome di Elia Longarini, il ragazzino deceduto il 15 febbraio ad appena 12 anni, mentre stava giocando a rugby, sotto gli occhi del gemellino, per una malformazione dell’aorta.

In tantissimi hanno partecipato ieri pomeriggio alla cerimonia ufficiale per la dedica del campo, per il primo torneo «Elia Longarini», che ha visto affrontarsi quattro squadre, e per la consegna da parte dell’Amatori Rugby Macerata di un assegno di 1.555 euro all’associazione «I nuovi amici». «Il primo grazie – dice Giorgio Longarini -, va ai compagni di squadra di Elia e di Matteo (il gemellino). Come genitori, cercavamo di fare del nostro meglio per trovare uno sport adatto ai nostri figli. Ne hanno provati molti, e alla fine si sono fermati sul rugby. Elia non era un asso a scuola, non gli piaceva, così la punizione consisteva a volte nel fargli saltare l’allenamento di rugby. Ma lui fremeva, si sentiva parte della squadra. I ragazzi di oggi sono soli. Una solitudine creata dai mass media. Passano ore al telefono o al computer. Ma la base della società sta nelle relazioni. Qui, sul campo di rugby, si gioca insieme, senza prevalere l’uno sull’altro, ma in squadra. Grazie a Elia, che ci ha permesso di stare qui oggi». «Sub quercuum umbra rosas curamus», vale a dire «Coltiviamo le rose sotto l’ombra della quercia – traduce il vescovo don Nazzareno Marconi -, cioè coltiviamo la delicatezza all’ombra della forza. Nel rugby, chi sta davanti passa la palla a chi sta dietro, in modo che anche chi sta dietro possa avanzare e tutti insieme si vada vanti. Il senso dello sport e il senso della vita. Nella Bibbia, il profeta Elia chiude la sua vita salendo al cielo su un carro di fuoco e da lì saluta chi è rimasto a terra. E così, il piccolo Elia ora dal cielo continua ad indicarci la strada». «Sono stati proprio i genitori di Elia a darci il coraggio in quel momento tragico – sottolinea Edilio Venanzoni, dirigente e allenatore -. Sappiamo che niente potrà compensare la perdita. Ma il verbo di oggi non è compensare, è ricordare. E attraverso questo piccolo gesto della dedica del nome, Elia vivrà per sempre».

«Il senso della dedica è ricordare l’impegno di Elia, e quanto i valori dello sport siano importanti nella vita», dichiara il sindaco Romano Carancini. Presenti anche Matteo Medori, vicepresidente, Rolando Mozzoni, presidente, Claudio Perruzza, segretario nazionale Fir, Maurizio Longhi, presidente comitato regionale Fir, Germano Peschini, presidente regionale Coni.

 

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