Morì dopo l’intervento, due medici a giudizio

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

San Benedetto del Tronto, 12 dicembre 2015 - Era stato operato per una riduzione dello stomaco alla clinica ‘Stella Maris’ di San Benedetto del Tronto, ma, 24 ore dopo l’intervento, la situazione era improvvisamente precipitata ed era morto. Aveva perso la vita così il 24 gennaio 2013, senza una spiegazione clinica, Saimon Cintio, un autotrasportatore fermano di 34 anni. A distanza di due anni il chirurgo, Giorgio Gaggiotti, e l’anestesista della clinica, Tiziano Rosafio, sono stati rinviati a giudizio e saranno processati a gennaio per omicidio colposo. Durante l’udienza preliminare la mamma, rappresentata dall’avvocato Carlo Brugnoli, si è costituiti parte civile. All’inizio del processo hanno annunciato la costituzione di parte civile anche il patrigno, i due zii e la nonna, che saranno assistiti, oltre che dall’avvocato Brugnoli , anche dall’avvocato Cinzia Mora.

Il giovane fermano era deceduto il pomeriggio seguente all’intervento e la madre, tramite il legale di famiglia, aveva presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Fermo, che aveva subito aperto un fascicolo per omicidio colposo e disposto l’autopsia sulla salma per stabilire le cause del decesso. Cintio, che a causa del suo lavoro aveva preso alcuni chili di troppo, aveva deciso di effettuare un intervento per la riduzione dello stomaco per dimagrire e quindi evitare quei fastidiosi disturbi alle articolazioni che negli ultimi tempi gli stava provocando quel peso superfluo. Dopo le analisi di rito e il colloquio con il medico addetto della clinica ‘Stella Maris’ di San Benedetto del Tronto, il giovane si era ricoverato in ospedale.

L’intervento era stato eseguito con successo ed era durato più di quattro ore. Appena uscito dalla sala operatoria, il 34enne era lucido e stava bene. Poi si era verificato l’imprevisto: il giorno seguente, quando era ancora in clinica, Cintio aveva accusato un malore e poi uno svenimento. Lo stesso episodio si era ripetuto circa un’ora dopo, quando con lui c’era la fidanzata, che aveva allertato immediatamente i medici. Dopo un breve consulto, questi avevano dedotto che potesse essere un effetto collaterale del farmaco usato come protettore dello stomaco e lo avevano tolto dalla terapia.

Le condizioni del 34enne erano migliorate leggermente, ma la fidanzata aveva notato che il giovane aveva le labbra chiare e che la sacca del drenaggio posizionato nella zona dell’intervento stava aspirando moltissimo sangue. A quel punto i medici avevano disposto un’ecografia per il pomeriggio. Una volta effettuato l’esame, il giovane aveva accusato forti convulsioni ed era stato portato d’urgenza in sala operatoria. Qui era stato anestetizzato e intubato, ma aveva rigurgitato liquidi ed era andato in arresto cardiaco. Alle 19.55 era arrivata la tragedia in ospedale, a San Benedetto: Cintio non ce l’aveva fatta. Il suo cuore aveva cessato di battere per sempre. Gli investigatori, al termine delle indagini, hanno stabilito che ci siano state colpe dei due medici che hanno effettuato l’intervento e il magistrato ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per entrambi.

 

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