Morta in Spagna, gli ultimi istanti di vita di Chiara Scirpoli

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Macerata, 7 gennaio 2016 – È andato avanti per oltre cinque ore ieri mattina l’incontro della famiglia Scirpoli a Bologna con il legale Matteo Murgo. Tanto ci è voluto per ricostruire, tra lacrime e lunghe pause di silenzio, lo strazio di quei giorni, e per mettere tutto nero su bianco.

Una bozza, questa, dell’esposto-denuncia che sarà depositato in Procura la prossima settimana. Dopo che è stata aperta un’inchiesta dalle autorità spagnole a carico di ignoti, anche in Italia si vuole indagare sulla morte di Chiara Scirpoli, 23 anni, deceduta nella notte tra il 13 e il 14 dicembre tra le quattro e le sette del mattino, in circostanze ancora da chiarire mentre si trovava a Siviglia, ospite a casa di un amico maceratese con cui era partita dall’Italia.

La storia che i genitori, ieri, sono riusciti a ricomporre, presenta ancora molti punti oscuri. Come riferisce l’avvocato, il 30 novembre, giorno prima della partenza, la famiglia ha accompagnato la ragazza a casa del suo amico, conoscendo così anche due persone che si sono presentate come i genitori del ragazzo.

La mattina del giorno seguente, al suo arrivo in Spagna, la 23enne ha inviato un messaggio sul cellulare della madre: «So arrivata ho pure il tel scarico». Poi, ha inviato il numero spagnolo del suo amico maceratese e anche la sua nuova utenza. In seguito, la ragazza ha informato la famiglia, dicendo che stava cercando lavoro e aveva redatto un curriculum vitae. Poi, il 12 dicembre (la sera prima che si sentisse male), la ragazza ha fatto uno squillo sul cellulare della madre dal numero dell’amico maceratese. La mamma l’ha richiamata e hanno parlato per circa due minuti. La ragazza ha detto di essere raffreddata e di avere delle croste al naso. La mamma ha consigliato di farsi vedere subito da un sanitario.

Questa è stata l’ultima volta in cui la famiglia ha sentito la voce di Chiara. Per giorni nessuna notizia. Finché, la mattina del 15 dicembre, alle 11.15, la mamma della 23enne è stata chiamata al cellulare dall’amico maceratese. La chiamata veniva da una cabina telefonica. L’amico ha detto che la figlia era morta, meravigliandosi del fatto che ancora non lo sapesse, nonostante lui avesse fornito alle autorità spagnole il numero di telefono della famiglia della ragazza.

Intanto, si fa sempre più confusa la ricostruzione di quanto avvenuto quella notte nella casa di calle Rojas Zorrilla, dove la 23enne stava alloggiando da poco più di 10 giorni. Il coinquilino di nazionalità spagnola, che era in casa con Chiara e l’amico, ricorda che i giorni prima del decesso la ragazza era deperita, non mangiava e aveva delle macchie vistose sul viso.

Il ragazzo spagnolo riferisce che quella notte, poi, ha sentito dei gemiti, come di dolori lancinanti, provenire dalla stanza dove dormiva la 23enne, di essere andato a controllare, ma il maceratese non l’avrebbe fatto entrare, dicendo che si trattava solo di sogni brutti, che la ragazza era solita avere. Il mattino era morta. Secondo lo spagnolo, dunque, i due maceratesi stavano dormendo insieme. Diversamente riferisce il maceratese, che dice di essere andato in camera della 23enne soltanto al mattino e di averla trovata senza vita.

«Ho fatto tutto quello che dovevo – sottolinea il maceratese –, ho avvisato le autorità e non ho avvertito la famiglia perché così mi era stato detto di fare. E comunque non sono passate 48 ore dalla morte all’avviso alla famiglia, ma semmai un giorno scarso. Mi dispiace, moltissimo, per quanto accaduto».

 

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