Morta la madre di Reno Filippini. La sua intervista nel 2008: «Mio figlio meritava giustizia»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 15 ottobre 2015 – Si è spenta a 85 anni all’ospedale di Sant’Omero Maria Onori, la madre di Reno Filippini, il tifoso bianconero morto nel 1988 dopo essere stato aggredito da un gruppo di tifosi interisti. E proprio sabato ricorre il 27° anniversario del giorno in cui Reno morì dopo otto giorni di agonia. Il funerale di Maria Onori si terrà domani mattina (venerdì) alle 10 nella chiesa del Sacro Cuore. Una vita segnata dal dolore per quella morte così assurda e senza giustizia. Il 9 ottobre del 2008, in un’intervista al Carlino, la donna raccontò la sua sofferenza e i suoi ricordi di quei drammatici giorni del 1988. La ripubblichiamo, in suo omaggio e in omaggio al figlio Reno.

«Porterò un mazzo di fiori freschi sul ponte dov’è stato ucciso Reno. Di solito ci tengo bei fiori finti, ma oggi è un anniversario». A vent’anni dalla morte di Nazzareno Filippini, per tutti ‘Reno’, negli stadi si continua a morire. E per una mamma come la signora Maria Onori Filippini, il dolore è ogni volta doppio. Vent’anni fa, al termine della partita Ascoli-Inter, Reno Filippini fu aggredito e massacrato di botte da un gruppo di ultrà neroazzurri. Morì dopo otto giorni in ospedale. Si sarebbe dovuto sposare in quei giorni. «Nella notte tra il sabato e la domenica della tragedia — racconta la signora Maria, come se ancora vivesse quei momenti— Elisabetta (la fidanzata di Reno, ndr) sognò che le fedi si spezzavano. Svegliò mio figlio agitata per raccontargli la visione e lui ne rimase scosso. Dopo la morte di Reno ha distrutto il suo abito da sposa. Lo ha tagliato a brandelli». E’ un dolore troppo grande, colmato solo dal ricordo di quel ragazzo splendido e sempre pieno di vita che accarezza ritratto in una foto: «Per tanti anni—dice ancora la signora—sono stata in lotta con Dio e con tutti. Poi ho capito che tanta rabbia serviva solo a farmi stare peggio. E ho ritrovato la pace e la forza di andare avanti». Avanti, anche oltre le ingiustizie, contro un sistema giudiziario che funziona «alla rovescia »: «Sono andata avanti tra avvocati e tribunali solo perché volevo che fosse fatta chiarezza — racconta in riferimento al processo —, ma così non è stato. Quei cinque se la sono cavata con il minimo indispensabile e anzi, ci avevano chiesto persino un risarcimento di 19 milioni perché, a detta loro, erano stati ingiustamente incarcerati. Ma ancora oggi chi non ha giustizia è il mio Reno». Sul tavolo sono raccolti centinaia di ritagli di giornale. Ci sono foto che ritraggono Nazareno nei momenti felici, con la fidanzata, in vacanza. E c’è una piccola foto della Prima Comunione attaccata su un tesserino di una squadra di calcio di quartiere: «Non mi piaceva che Reno giocasse, ma lui amava tutti gli sport e il calcio per primo. E così attaccò quella foto al tesserino di nascosto da me e suo padre. Voglio dire solo una cosa ai ragazzi che vanno allo stadio: il calcio è un mercato. E se succedono queste cose le società non fanno niente per voi».

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