Muore a vent’anni, addio a Valentina Velenosi

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Ascoli, 9 gennaio 2015 – Aveva appena vent’anni.

Giovedì pomeriggio, intorno alle 18.15, è morta per un infarto nella sua casa di Mozzano.

E’ finita così, troppo presto e per colpa di un destino infame, la vita di Valentina Velenosi, la giovane che si era sottoposta all’infusione di cellule staminali con il sistema Stamina di Davide Vannoni. Tutti gli abitanti di Mozzano e i membri delle associazioni che hanno lottato per cercare di non far bloccare le cure, si sono stretti al dolore del padre Martino, della madre Diana, del fratello Oreste, della sorella Francesca e tutti i familiari.

Valentina ha scoperto di avere la Niemann Pick tipo C quando aveva 10 anni, nel 2006: una malattia rara, causata dal fatto che il corpo non riesce a metabolizzare lipidi e colesterolo. Da allora per i genitori è stato un pellegrinaggio attraverso gli ospedali, fino a quando iniziò un percorso con il farmaco sperimentale «Zavesca» che rallentò la malattia. Farmaco che poi è stato riconosciuto per il trattamento di quella malattia.

«Quando abbiamo saputo della cura con le cellule staminali, contattammo il professor Vannoni tramite l’Associazione italiana Niemann Pick che ha sede a Torino – racconta la madre di Valentina –. In quel periodo era scattato il blocco dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco che vietava la somministrazione di cellule umane prodotte all’Azienda ospedaliera ‘Spedali Civili’ di Brescia con il cosiddetto metodo Stamina, ndr), perciò dovemmo rivolgerci al Tribunale di Ascoli che dispose subito l’autorizzazione. Immediatamente dopo andammo a Brescia, mio marito si sottopose al carotaggio (il prelievo di cellule sulla cresta del bacino, ndr) e poi Valentina fu sottoposta alla prima infusione di cellule staminali nel mese di maggio del 2013. In totale ne fece cinque, l’ultima poco prima di Natale dello stesso anno. La cura stava dando risultato e tutti avevano constatato che Valentina stava meglio. Dopo il sequestro delle cellule staminali e il blocco delle infusioni – aggiunge la donna – Valentina è rimasta stabile per 7/8 mesi, poi ha ripreso a peggiorare, fino a tornare come prima del trattamento. Cominciammo la cura perché sapevamo che non le era rimasto molto da vivere in quelle condizioni, era l’ultima spiaggia per lei».

Giovedì, Valentina stava tranquilla, era stata anche a scuola e nulla lasciava presagire un simile epilogo. «Stava a letto a riposare, quando siamo andati a prenderla ci siamo accorti che stava morendo. Le abbiamo messo l’ossigeno, abbiamo chiamato il 118 i cui sanitari hanno cercato di rianimarla, ma Valentina si era addormentata per sempre – racconta, affranta, la madre –. In questo momento non so se sono arrabbiata o come mi sento. Valentina ha lasciato un grande vuoto nella nostra casa e un insegnamento: lei riusciva a dire che stava bene anche quando aveva la febbre a 40. Non si lamentava mai ed era sempre serena». Il funerale si è tenuto stamattina nella chiesa dei santi Cosma e Damiano, a Mozzano.

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