Naspetti, dalle piste alla bancarotta

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 19 febbraio 2015 – Fu un fallimento ‘pilotato’ quello della Naspetti Spa, la concessionaria di veicoli Iveco guidata da Emanuele Naspetti, ex campione italiano di Formula 3. Stando all’accusa della Procura di Ancona, il pilota-imprenditore avrebbe determinato la chiusura della storica attività falconarese distraendo beni dal patrimonio societario e taroccando le scritture contabili, fino ad azzerare il patrimonio dell’azienda.

Il processo per bancarotta fraudolenta a carico di Emanuele Naspetti, difeso dall’avvocato Mario Gregio, si è aperto ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Francesca Grassi e, dopo l’ammissione delle prove, è stato aggiornato al 29 ottobre. Sono tre i capi di imputazione che pesano sull’ex pilota. Il primo riguarda la distrazione di beni: il 47enne, in qualità prima di legale rappresentante della Naspetti Spa (fallita il 17 novembre 2010), quindi di liquidatore, avrebbe distratto dal patrimonio della società un appartamento di lusso nel centro di Verona, del valore di 1,22 milioni: nella doppia veste di privato e di legale rappresentante della concessionaria, era subentrato ad un contratto di compravendita tra la Elcos srl e la Naspetti spa, ma aveva omesso poi di versare a quest’ultima l’anticipo già pagato di 513mila euro.

L’importo restante, di 960mila euro, era stato onorato con un mutuo, di cui Emanuele Naspetti aveva pagato 2 rate (per un totale di 10mila euro) mediante denaro proveniente da bonifici sul proprio conto corrente da parte della Naspetti Spa. L’operazione era stata smascherata nel 2013 dal Gruppo Tutela Economia del Nucleo Polizia Tributaria di Ancona: le Fiamme gialle, nel maggio di due anni fa, avevano sequestrato l’appartamento ed un altro immobile riconducibile a Naspetti, con l’accusa di averlo sottratto dal patrimonio della concessionaria fallita e quindi ai creditori.

L’imprenditore è anche accusato di aver sottratto e distrutto le scritture contabili, o comunque di averle tenute in modo tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari. Il dissesto definitivo della società, stando al terzo capo di imputazione, sarebbe stato determinato da una sopravalutazione della quota azionaria che la Naspetti Spa deteneva della società ‘The Club’, valutata 1,9 milioni nei bilanci 2007 e 2008. Nel processo si è costituita parte civile la curatela fallimentare della Naspetti Spa, rappresentata dall’avvocato Alessandro Scaloni.

 

 



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