‘Ndrangheta, barista finisce in manette

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Porto Sant’Elpidio, 17 dicembre 2014 – La maxi inchiesta antimafia con cui è stata smantellata una cosca milanese legata alla ‘Ndrangheta, ha toccato anche la costa fermana, dove operava Davide Carrozzo, un 28enne di San Firmo di Calabria che da tempo si era trasferito a Porto Sant’Elpidio. Il giovane è stato arrestato ieri dai carabinieri della Compagnia di Fermo su ordine di custodia cautelare emesso dal gip di Milano, Gennaro Mastrangelo, e richiesto dal procuratore aggiunto della Dda, Ilda Boccassini. Insieme a Carrozzo in carcere sono finite altre 57 persone con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e di estorsione, traffico di stupefacenti, corruzione e concussione.

Carrozzo, che gestisce un bar a Civitanova Marche, vive in via 4 Novembre, ma è stato arrestato dai militari dell’Arma nell’abitazione della sua fidanzata, sempre a Porto Sant’Elpidio. Al 28enne di origini calabresi, conosciuto anche nel mondo della movida locale, è stato contestato un vasto traffico di cocaina tra la Lombardia e le Marche. Secondo gli inquirenti Carrozzo muoveva ingenti carichi di ‘polvere’ ed era il terminale dell’organizzazione nel Fermano.

«Abbiamo collaborato con i colleghi di Milano – spiega il comandante della Compagnia di Fermo, il capitano Pasquale Zacheo – sia nella fase investigativa sia in quella esecutiva. Tenevamo d’occhio Carrozzo da alcune settimane e abbiamo controllato ogni suo movimento. Così, quando è stato il momento di entrare in azione, lo abbiamo sorpreso a casa della fidanzata, che però è totalmente estranea ai fatti».

Zacheo parla di probabili infiltrazioni di stampo mafioso sul territorio, tutte però ancora da verificare: «Ora bisognerà accertare eventuali elementi di connessione con alcuni fatti avvenuti nel Fermano e con la fenomenologia criminale su cui stiamo indagando».

Dall’indagine è emerso uno spaccato di vita criminale che a Milano non si registrava da vent’anni, fatto di estorsioni, traffico di droga e imprenditori che da vittime diventavano organici alla criminalità organizzata. L’operazione ha fatto finire in manette anche Giulio Martino, il presunto capo dell’organizzazione legata alla cosca di Reggio Calabria Libri-De Stefano-Tegano, che tra gli anni ‘80 e ‘90 era guidata dal boss Domenico Branca, poi condannato all’ergastolo. In manette anche i fratelli di Giulio Martino, Domenico e Vincenzo, un carabiniere del Nucleo tutela del lavoro, Carlo Milesi, un ex poliziotto, Marco Johnson, i titolari di alcune attività e un imprenditore del settore della ristorazione che ha cercato di aggiudicarsi il servizio di catering allo stadio San Siro per la stagione 2014-2015, screditando illecitamente un’azienda concorrente.



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