Nel 1600 il Padiglione era usato per la caccia. La trasformazione nel ’700

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Urbino, 5 settembre 2015 – Il nome del Padiglione deriva dal fatto che già nel ‘600 era adibito a padiglione di caccia annesso alla Villa Tortorina e collegato ad essa da un doppio filare di cipressi secolari, oggi in gran parte distrutto dalle case degli aretini.

All’inizio del ‘700 è proprietà del conte Fulvio Corboli Aquilini, avo di quel Fulvio Corboli che nella metà dell’ 800 tanta parte ebbe nel riassetto urbano della Città.

Questi, con la moglie Caterina Bonaventura, per sciogliere un voto, fa erigere nel 1720 una chiesetta dedicata alla Madonna di Loreto nella parte più alta del podere e al tempo stesso procede al totale restauro della villa.

Pur conservando esteriormente un aspetto massiccio, l’edificio sarà ingentilito all’interno da un’elegante sala da pranzo accanto alla grande cucina al piano terreno, mentre al primo piano, al termine di un elegante scalone, si apriva il salone da ricevimento ornato di stucchi e portali dipinti a finto marmo. Pochi gradini ancora e nel sottotetto una piccola cappella con annessa la sacrestia che conservava ancora due antine in legno dipinte all’interno.

Nell’800 l’ultima dei Corboli, Donna Matilde, andrà sposa ad Agostino Staccoli e la proprietà passa alla nuova Famiglia. La loro figlia, la nobildonna Anna Staccoli, sposa il 23 gennaio 1845 il conte Bernardino Castracane, da qui la denominazione Staccoli Castracane sia della Famiglia che del palazzo prospiciente la piazza. Ma la fortuna dell’antica famiglia è ormai al tramonto, nel 1912 la contessa Anna muore nella più squallida miseria, il Padiglione sarà acquistato da un certo Luigi Luminati prima e successivamente dal Cav. Angelo Moscati che lo userà come dimora estiva per la sua numerosa famiglia.

Nel 1933, cogliendo il malcontento dei parenti dei caduti nei riguardi del precedente Parco della Rimembranza, fa dono alla Città della chiesetta di Loreto con annessa una porzione del podere del Padiglione, perché fosse dedicata alla memoria dei caduti della Grande Guerra.

Passato in eredità alla figlia Clara, una ventina d’anni dopo le verrà espropriata una parte del terreno per la costruzione di un primo blocco dell’ospedale e nella seconda metà degli anni ’80 l’intero podere seguirà la stessa sorte, la casa colonica abbattuta, la serra abbattuta per costruirvi l’alloggio provvisorio per gli operai che dovevano lavorare all’ultima ala dell’ospedale.

Per la villa invece grandi progetti: da foresteria per i medici a casa del parto; ma intanto, porte e finestre aperte alla pioggia, al vento, alle ruberie, ai vandalismi. Non restava che raderla al suolo.

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