Nel manifesto funebre il cane piange la padrona

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 9 marzo 2016 – Se a ricordarla dopo un anno, sul manifesto funebre, non ci sono solo il marito, il figlio, il padre e i fratelli, ma anche il cane, significa che quel rapporto era davvero speciale. E Marcello Carigi, senza imbarazzi, lo racconta volentieri l’affetto che correva fra la sua Katia, scomparsa il 12 marzo del 2015 a soli 45 anni dopo una malattia, e Hachicko, il piccolo yorkshire che ha compiuto sei annni lo scorso gennaio.

«Lo aveva regalato a mio figlio la fidanzata. Mia moglie, che non era d’accordo, così commentò: se in casa entra il cane, esce tuo padre. Poi invece sono diventati inseparabili. Lui era gelosissimo di Katia, poteva anche mordere se qualcuno si azzardava a toccarla, anche per scherzo».

Ricorda anche altri episodi toccanti, Marcello, che vive all’Arzilla con il figlio Manuel: «Mia moglie lavorava in ospedale e noi sapevamo quando tornava perché Hachicko, dieci minuti prima che lei aprisse la porta di casa, era già in posizione ad aspettarla. Dormiva con noi, stava in fondo ai piedi del letto e ancora adesso – dice – dorme con me, mi fa una grandissima compagnia. Quando torno a casa si butta a terra, pancia all’aria, per prendere le carezze che gli faccio volentieri. Oppure, se è in giardino, basta un fischio e mi corre incontro. Magari qualcuno potrà sorridere di queste cose che dico, ma chi non ha mai avuto un animale domestico non sa cosa si perde. E’ una forma d’amore molto particolare».

Tanto, che quest’uomo ha fatto un gesto molto nobile, adottando un altro cane, che era rimasto solo: «Avevo letto proprio sul vostro giornale la storia di Dana, il cane che apparteneva a Rocco, il clochard del Porto che girava col suo carretto, e che in tanti conoscevano. Così ho chiamato il canile e ho detto: Dana la prendo io. Mia moglie, fra l’altro, era di Soria, quindi legata anche alla zona del porto e mi è venuto dal cuore fare così».

Dana è un pittbull incrociato con un corso «ma vi garantisco che è buonissima, anzi Hachicko, così piccoletto, è molto più tignoso di lei, vuole sempre aver ragione. All’inizio ha fatto fatica ad accettarla ma adesso vanno d’accordo».

Quel nome lo hanno scelto dopo aver visto il film con Richard Gere che racconta la storia, realmente accaduta in Giappone, di un cane che per anni ha aspettato il padrone alla stazione ferroviaria, dove andava a prenderlo ogni giorno quando tornava dal lavoro. Ed ha continuato a farlo anche dopo che il padrone morì d’infarto.

Il nome di Hachicko è comparso sul manifesto funebre anche il giorno del funerale di Katia Pagnoni: «Perché per noi era, ed è, uno di famiglia. Anzi, ora vi faccio sorridere – conclude Marcello, che ha l’animo sereno -. Nel primo manifesto mancava il nome dei miei genitori: ricordo che mia madre mi chiamò e mi disse ’hai messo il cane e ti sei dimenticato di noi!’. Così li feci rifare, pagandoli due volte. Ma di Hachicko non mi sarei mai dimenticato».

 

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