Nessuna ‘cresta’ sui conti degli anziani, assolta la direttrice delle Poste

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Fiuminata, 13 novembre 2014 – Dopo la Corte d’Appello di Ancona anche la Cassazione ha assolto con formula piena, per non aver commesso il fatto, Rosa Maria Galante 62 anni, già direttrice (ed unica impiegata) dell’Ufficio Postale di Fiuminata dall’imputazione di truffa pluriaggravata. La Galante era stata rinviata a giudizio con l’accusa di essersi appropriata di piccole somme tra il 2006 e il 2011 dai conti dei clienti, approfittando della fiducia che gli stessi le rivolgevano. Il Tribunale di Camerino l’aveva assolta per alcuni episodi e l’aveva ritenuta responsabile per altri. L’ex direttrice venne condannata, con i benefici della sospensione, ad un anno di reclusione, a 1.000 euro di multa, al pagamento delle spese processuali, nonché al risarcimento per 22.700 euro alle Poste per danno di immagine e per 5.200 a Giuseppa Pompei, 88 anni. L’anziana è stata l’unica dei sette clienti, interessati da presunte sottrazioni, a costituirsi in giudizio con l’avvocato Alberto Piloni di San Severino.

Il caso esplose il 18 febbraio 2011, allorché la Procura di Camerino, a conclusione di indagini condotte dai carabinieri, dispose per gli arresti domiciliari dell’impiegata. La Galante era ed è conosciutissima a Fiuminata, non solo per il servizio che svolgeva. Secondo l’accusa era riuscita a fare la «cresta» su operazioni condotte dai clienti più anziani. Si trattava di piccole somme, ma significative per coloro che ne avevano lamentato la sparizione. La Corte d’Appello di Ancona concluse con la assoluzione piena. Determinanti le attività investigative del difensore della Galante l’avvocato Bruno Pettinari di Camerino. Il legale era riuscito ad ottenere l’acquisizione dei tabulati delle diverse operazioni, a sostenere che tecnicamente la dipendente non poteva ripetere un prelievo effettuato dai pensionati, anche utilizzando il pin che gli stessi le indicavano. Aveva contestato la testimonianza di una cliente, che aveva sostenuto che il prelievo nell’agosto 2010 era avvenuto consegnando la carta all’impiegata. Ma quel giorno la Galante era in ferie. La sentenza era stata appellata dalla Procura e dalle Poste. Queste ultime sono state condannate dalla Cassazione al pagamento di 500 euro alla cassa Ammende per l’infondatezza dell’azione.



 

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