Nomadi accampati in zona industriale. “Siamo pronti alle ronde”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Civitanova, 9 ottobre 2014 – Minacce in orario di chiusura, prepotenze, sputi sulle vetrate, paura di subire furti. Negli ultimi tempi è questo il quotidiano vissuto da Stefano Canti, che all’imbocco della zona industriale di Piane Chienti è titolare del bar ‘Trattoria’. Racconta di «essere circondato dagli zingari, ma nessuno mi tutela, nemmeno quando denuncio alle forze dell’ordine le intimidazioni che subisco». Motivo per cui è arrivato persino al punto di fare dei controlli da solo intorno al suo locale per cercare di monitorare la presenza e le intenzioni degli zingari. «Qualche sera — ammette — faccio da solo la ronda della zona per vedere dove e quanti sono. Sono costretto a proteggermi in questo modo perché non c’è nessun altro che lo fa. Mi è capitato più volte di chiamare le forze dell’ordine e mi sono sentito rispondere che non potevano venire perché impegnate in altri servizi. Intanto, io resto in balìa delle prepotenze degli zingari che sono accampati vicino al mio locale. Questa è la tutela che viene garantita ai cittadini se poi quando chiedi l’intervento delle pattuglie o non ci sono o si rimpallano le responsabilità?». 

Protesta anche il titolare di un’azienda che ha sede nella zona industriale (F. S. le sue iniziali). «Non sono un razzista — si sfoga —, tutt’altro! E mi può anche star bene che qualche collega chieda per la famiglia di rom ospitata dal Comune in via Ansaldo acqua e servizi igienici, ma non mi sta bene che il parcheggio pubblico della zona industriale venga preso sistematicamente d’assalto da ricche carovane di zingari, che lo stesso parcheggio diventi tabù per operatori, operai, impiegati e clienti, e che la zona si trasformi in una sorta di Napoli milionaria, con panni stesi ad asciugare, bambini che sciamano».

Sono una quindicina i camper e le roulotte in sosta, accompagnatida macchinoni di grossa cilindrata, dando vita al solito spettacolo che caratterizza questo tipo di accampamenti, ulteriormente squalificato dalle erbacce che distinguono tutti gli spazi liberi dell’area. Ma qui gli zingari non c’entrano. «Questa — dice F. S. — è l’ultima volta che parlo. Non avrei voluto farlo se non avessi letto l’appello a dotare di servizi la famiglia rom cui il Comune ha assegnato quell’angolo di viaAnsaldo. Giusto! Se c’è l’ autorizzazione è doveroso garantirle condizioni igieniche degne di un paese civile. Quello che però sta diventando intollerabile è che una zona industriale dove la gente lavora, soffre, fa i conti con le incertezze del momento, presenti questa immagine ai tanti clienti che quotidianamente fanno visita alle varie aziende. E sono clienti che vengono da tutte le parti d’Italia e dall’estero. Razzismo? No, semplicemente pretesa che sia rispettata la dignità di chi lavora e produce. E anche l’immagine della città».



 

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