Omicidio Albertini, la ricostruzione choc dell’aggressione

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Ascoli, 6 marzo 2016 – Non sarebbe stato soltanto qualche colpo ben assestato, ma un vero e proprio pestaggio a più riprese. Stando alla ricostruzione degli inquirenti sui motivi che hanno portato all’arresto di Giorgio Giobbi e di Danilo Chirico, emerge un quadro piuttosto pesante. Secondo l’accusa, i due aggredivano insieme Albertini colpendolo ripetutamente e con estrema violenza, con pugni e schiaffi al volto, facendolo cadere più volte a terra, aspettando che si rialzasse e in certi casi rialzandolo loro stessi, per poi colpirlo di nuovo ributtandolo a terra, dove lo hanno raggiunto con violentissimi calci. Tutto ciò è emerso dalle testimonianze di alcune persone che hanno assistito alla scena. Secondo loro, Albertini avrebbe tentato di difendersi, e avrebbe messo in atto un goffo tentativo di estrarre un coltellino che aveva in tasca, che non riusciva nemmeno ad aprire e che veniva subito buttato via con un calcio. Tentativo giudicato quindi irrilevante, come irrilevanti sono state le frasi sconnesse pronunciate dopo i primi colpi. Secondo l’accusa, insomma, i tentativi di difesa o comunque di reazione da parte di Albertini sarebbero stati maldestri e inefficaci, comunque non tali da giustificare un’ eventuale azione di legittima difesa da parte degli indagati.

Tra le aggravanti, inoltre, c’è il fatto che il tutto sarebbe scaturito da futili motivi. In quel momento, mentre Albertini stava parlando male di Giobbi, che nel frattempo era rientrato a casa, nel bar non c’era quasi nessuno. A maggiore ragione secondo gli inquirenti, tra le frasi offensive e la violenza con cui Albertini è stato colpito c’è stata una sproporzione assoluta.

Secondo la ricostruzione fatta dalla procura sull’evolversi dei fatti, il tutto sarebbe accaduto alle 21.30 in un bar di piazza. Albertini stava parlando male di Giobbi, che è stato avvertito da Chirico. Al suo arrivo, Giobbi ha colpito violentemente Albertini facendolo cadere a terra. Chirico, invece, con la sua presenza e la sua condotta garantiva a Giobbi libertà di azione rafforzandone i propositi e dissuadendo chi cercava di intervenire per far cessare l’aggressione, consentendo quindi di far continuamente colpire Albertini, quest’ultimo completamente inerme e incapace di difendersi e di qualsiasi efficace reazione a causa della sua palese ubriachezza. Durante queste fasi, inoltre, il 36enne pugliese prendeva attivamente e direttamente parte all’aggressione, colpendo anch’egli Albertini, rialzandolo bruscamente da terra per consentire al Giobbi di colpirlo nuovamente, colpendolo anche lui direttamente con violenti calci quando Albertini era a terra.

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