Omicidio, i legali della sedicenne: "Carcerazione non valida"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Ancona, 24 novembre 2015 – «Quella carcerazione non è valida». A sostenerlo sono gli avvocati Paolo Sfrappini e Augusto La Morgia, legali della ragazzina accusata del delitto di via Crivelli in concorso con il suo fidanzato, che ha freddato a colpi di pistola la madre di lei e ridotto in fin di vita il padre.

Dopo gli avvocati di Antonio Tagliata, che stamattina discuteranno l’istanza di scarcerazione del loro assistito davanti al Tribunale della Libertà, anche i legali della fidanzatina hanno impugnato l’ordinanza di carcerazione della minore, rivolgendosi in questo caso alla Corte di Cassazione. Se l’istanza venisse accolta dalla Suprema Corte, la giovane potrebbe uscire dal carcere minorile di Napoli, dove si trova rinchiusa dal 10 novembre e dove domenica ha festeggiato il suo 16esimo compleanno. I suoi legali contestano il fatto che, inizialmente, il procuratore capo del Tribunale dei Minori Giovanna Lebboroni avesse chiesto l’affidamento a una comunità, per poi chiedere il carcere dopo l’interrogatorio di convalida del fermo.

Diversi i motivi della richiesta di scarcerazione avanzata dagli avvocati Luca e Alessia Bartolini per Antonio Tagliata, il 18enne esecutore materiale del delitto e reo confesso, rinchiuso nel carcere di Camerino. Secondo i legali della difesa non ci sono i presupposti per mantenere il giovane dietro le sbarre: non ci sarebbero né il rischio che Tagliata possa inquinare le prove, dato che dopo essere stato fermato ha collaborato alle indagini facendo ritrovare pistola e telefonino, né il pericolo che uccida ancora, visto il movente era dettato dai dissapori tra lui e i genitori della sua ragazza, che si opponevano alla relazione.

Proprio stamattina Antonio Tagliata è atteso in Tribunale ad Ancona: gli avvocati hanno chiesto che possa essere presente all’udienza davanti al Riesame. Nel frattempo, però, le dichiarazioni di un testimone sembrano aggravare la posizione dei due ragazzi, in particolare dello stesso Tagliata, che ha detto di aver sparato dopo una discussione con il padre di lei, che avrebbe tentato di aggredirlo. Stando a quanto ha dichiarato però una persona che si trovava in via Crivelli quel 7 novembre, l’azione si sarebbe svolta nel giro di 5 minuti, facendo pensare a una vera e propria esecuzione, come l’avevano definita i magistrati. «I ragazzi arrivano, parlottano sotto casa e poi salgono nell’appartamento dei genitori di lei», ha riferito il testimone agli inquirenti. Si sono sentiti gli spari e dal momento in cui il testimone ha visto i giovani salire a quando li ha visti ridiscendere sarebbero trascorsi «cinque minuti in tutto». Poi i ragazzi si sarebbero allontanati a passo veloce, ma «senza correre».


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