Omicidio Sarchiè: spuntano pezzi di pistola e un telefonino

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 24 giugno 2015 – Giuseppe Farina torna sul luogo del delitto, ma questa volta in compagnia di carabinieri e del procuratore capo, per far ritrovare i pezzi dell’arma con cui avrebbe sparato al sambenedettese Pietro Sarchiè, il 18 giugno dell’anno scarso. E grazie al sopralluogo, sono stati sequestrati il tamburo di una pistola e un cellulare (presumibilmente quello di Sarchiè). Ieri pomeriggio Farina ha concordato con gli inquirenti un giro nei luoghi in cui sarebbero avvenuti i momenti cruciali del delitto. Scortato dalla polizia penitenziaria, e seguito dal procuratore capo Giovanni Giorgio e dai carabinieri del Reparto operativo diretti dal colonnello Leonardo Bertini, Farina è tornato a Seppio di Pioraco (dove viveva) e a Sellano di Camerino, dove ci sarebbe stato l’agguato. Poi a Valle dei Grilli di San Severino, dove il corpo senza vita del sambenedettese era stato parzialmente bruciato e malamente nascosto sotto alcuni scarti edili. Poi a Castelraimondo, vicino al capannone di Santo Seminara, imputato per favoreggiamento: nel capannone era stato distrutto il furgone di Sarchiè, i cui pezzi erano stati poi disseminati tra boschi, discariche, cave dismesse dell’alto Maceratese.

Grazie a questo giro, i carabinieri hanno sequestrato il tamburo di pistola: Farina ha detto che sarebbe un pezzo dell’arma del delitto, da lui distrutta proprio perché non venisse ritrovata. Ci vorranno ulteriori accertamenti però per poter dire che si tratta davvero di quello che dice lui. Vicino al capannone di Seminara invece è stato trovato il cellulare, e anche su questo si dovranno fare delle analisi tecniche. Le ricerche proseguiranno anche nella giornata di oggi. Questa collaborazione tardiva di Farina mira ad avere qualche risultato al momento in cui sarà pronunciata la sentenza per lui e per il figlio Salvatore, al termine del processo con il rito abbreviato per l’accusa di omicidio, processo che si aprirà l’8 luglio. Giuseppe Farina ha comunque ammesso di essere stato lui a sparare, e ha dichiarato invece che il figlio, pur essendo con lui, aveva preso le distanze da quel gesto.

 



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