Osimo e Fabriano in trincea per difendere le Maternità

Sagramola Pugnaloni

IL BORGHIGIANO FABRIANO IL BLOG DELLE MARCHE – Addio punti nascita, è rivolta per la decisione dell’Asur di chiudere i reparti maternità a Osimo e Fabriano. Gli operatori sanitari del reparto osimano pluripremiato dall’Unicef non hanno ancora ricevuto l’ordine di fermare la sala parto, ma il progetto è già ben delineato. Le gestanti continueranno ad eseguire ecografie, analisi e visite periodiche durante i 9 mesi di attesa nel reparto osimano di Ginecologia, ma in prossimità del lieto evento dovranno decidere dove partorire. Sarà consigliato l’ospedale di Jesi dove lavoreranno anche i ginecologi osimani ma le mamme saranno libere di preferire il Salesi di Ancona. La strategia sottesa al piano Asur fa i conti con il bilancio e ha una sua logica. Nessun ospedale dell’ Area Vasta 2 risponde al requisito dei 1000 parti annui (secondo un’interpretazione) perchè anche Jesi e Senigallia toccano appena quota 800. Ma Ceriscioli ieri ha indicato quota 500. Concentrando le partorienti del bacino di utenza della Valmusone (100.000 abitanti) su Jesi si contribuirà a potenziare quel reparto con guardia ostetrica e pediatrica h24 e Rianimazione (assenti ad Osimo). Non si danno pace però il sindaco osimano, Simone Pugnaloni e la sua maggioranza Pd. Memori delle garanzie profuse dal governatore Ceriscioli a settembre durante la visita in corsia, vedono svanire la promessa di potenziare il Ss.Benvenuto e Rocco negli anni che precedono il trasferimento dei reparti nel nuovo Inrca di Camerano, e hanno subito chiesto la convocazione di un consiglio comunale straordinario per martedì. Trasuda delusione anche Mirco Soprani, sindaco di Castelfidardo che aveva sostenuto alle Regionali la candidatura di Ceriscioli correndo per una lista della sua coalizione. «Cambiano gli uomini ma non l’impostazione della Regione di imporre dall’alto le scelte politiche ai territori – dice -. Ceriscioli suona la stessa musica di Spacca». Per il resto i democrat osimani incontreranno i loro rappresentanti sovracomunali “per trovare una soluzione alternativa”. I NUMERI «Noi non ci arrendiamo di fronte alla fredda legge dei numeri». Cosi il sindaco di Fabriano, Giancarlo Sagramola, di fronte alla proposta di chiusura del punto nascite dell’ospedale cittadino Engles Profili. Nella riunione con l’Asur, è stato affrontato anche il tema della realizzazione del laboratorio unico di analisi di Area vasta. «L’incontro è stato chiaramente interlocutorio», evidenzia l’assessore cittadino alla Sanità, Giorgio Saitta. Per quel che riguarda il laboratorio unico di analisi «il Comune nonostante le difficoltà per il personale e la localizzazione presso altro punto ospedaliero di una parte consistente delle attività di analisi di laboratorio, ove fossero assicurati tempi ragionevoli di attesa per gli utenti e garantiti i prelievi ed analisi per le necessità del nostro presidio ospedaliero, visti i consistenti risparmi economici, valuta attentamente l’ipotesi». Ma il nodo fondamentale è sicuramente quello legato alla chiusura del punto nascite del presidio ospedaliero fabrianese al fine di garantire il protocollo per la gestione delle gravidanze a basso rischio secondo l’accordo Stato-Regioni del 16 dicembre del 2012. «Queste decisione ci trova fortemente contrari in quanto si propone di realizzare tra l’altro un accordo con l’ospedale di Gubbio-Gualdo a Branca che risulta non raggiungere i 400 parti annui e quindi anch’esso in difetto rispetto agli accordi Stato-Regione del 2012. Se tali accordi, che prevedono il raggiungimento di 1000 parti per ogni struttura ospedaliera aperta, valgono per le Marche, non si capisce perché non debbano valere per la vicina Umbria», attacca Saitta. «Noi crediamo che la Regione, attivando la programmata chiusura dei presidi che non hanno le caratteristiche di ospedale, avrebbe la possibilità di trovare risorse per mantenere anche il punto nascita di Fabriano in considerazione di quello che è già avvenuto in accordo con gli altri comuni dell’Ambito cioè la riconversione dell’ospedale di Sassoferrato, unico esempio nell’Area vasta n.2. Faremo il possibile – conclude – per mantenere il punto nascite in città». Notizia riferita da Maria Paola Cancellieri e Claudio Curti IL MESSAGGERO

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