Padre e figlia arrestati con la cocaina

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 4 aprile 2015 - LI HA ARRESTATI la Squadra Mobile: erano rientrati da poco da un viaggio fatto nella provincia di Milano, uno dei tanti, secondo l’accusa, con i quali il terzetto si riforniva di cocaina da rivendere poi nella nostra città. A finire in manette, in questa storia che ha anche risvolti complicati da un punto di vista umano, sono un padre e una figlia – Giovanni e Giada Ritrovato, lei 33 anni, nata a Torino, attualmente domiciliata in un residence pesarese, lui 61 anni, nato a Caltagirone, già noto alla giustizia – e un pesarese, Cristiano Sambuchi, 42 anni, noto in città per due motivi: è titolare di un noto studio di infortunistica in via Urbino, zona Tombaccia, e si era candidato a sindaco nel 2014 con la lista civica ‘Pesaro in movimento’, poi convogliata nella coalizione di centro-destra.

PARTIAMO da via Urbino, dove c’è lo studio di Sambuchi. E dove lunedì scorso, nel pomeriggio, diversi agenti dell’antidroga procedono a una accurata perquisizione della Hyundai famigliare bianca, con targa albanese, in quel momento a disposizione della 33enne Giada, a bordo della quale i poliziotti ritrovano i 60 grammi di coca oggetto della vicenda, nascosti in un vano del veicolo. La perquisizione viene fatta nell’auto, poi i poliziotti, presenti Sambuchi, vanno anche nello studio di infortunistica. Poco dopo scattano le manette a carico dei tre.

L’ANTIDROGA accusa Giada di essere la principale figura, nel terzetto, che si incarica di fare i viaggi per rifornirsi della droga che dovrà essere venduta. Il ruolo del padre, sarebbe di sostegno. Anche se nella udienza di convalida di ieri l’uomo (difesa, Francesco Mandelli) ha sostenuto che degli altri viaggi non sapeva nulla, l’accusa per lui è di aver preso parte a questo ultimo viaggio a Milano. Sul quale avrebbe invece fatto delle ammissioni.

E collaboratore di Giada, per l’accusa, è anche Cristiano Sambuchi (difesa Claudio Angelini). In pratica, Sambuchi teneva una contabilità comune, con tanto di clienti e consegne, con la 33enne (difesa, Enrico Andreoni). Da qui l’accusa del reato, detenzione a fini di spaccio, in concorso. Il gup ha confermato i domiciliari (in un residence della città) per Giada, che è madre di due figli piccoli, e la detenzione in carcere per gli altri due.



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