Palio dei Carrettieri di Osteria Nuova, vince la contrada "El Tabacc"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Osteria Nuova di Montelabbate (Pesaro e Urbino), 30 agosto 2015 – La contrada «El Tabacc» ha vinto il Palio dei Carrettieri. Tra due ali di folla i colori fucsia e blu hanno sbaragliato le altre quattro contrade in gara per la seconda edizione di una festa capace di dare spettacolo e unire attorno ad un gioco un paese intero.

E non solo. Il bello del Palio dei Carrettieri è che attingendo nella storia della popolosa frazione permette un po’ a tutti di ritrovare e conoscere quelle radici capaci di rinsaldare i rapporti di vicinato e, perché no, alimentare un sano orgoglio comunitario.

Infatti il Palio porta in scena, in modo goliardico, il sudore che penarono gli abitanti “carrettieri” di Osteria Nuova, agglomerato di case sorto attorno all’antica osteria “el bivacc dla stropa”, nata per rifocillare viandanti, cavalli e animali da soma, quale stazione di collegamento di tutta la vallata del Foglia. Molti coloni, sfruttando la vicinanza col fiume, divennero carrettieri, rifornendo con i loro carichi di breccione, caricato a mano o col forcone, l’edilizia fino in Romagna.

La fatica per guadagnarsi il pane ha coltivato un senso di solidarietà che oggi rivive nel gusto dei preparativi, durati mesi, e nello spendersi tutti insieme per il bene del paese e l’accoglienza del forestiero.

Oggi, il sudore scende per il caldo e per la sfida che è tutto tranne che “leggera” dal momento che consiste nel carreggiare, per settecento metri, tre quintali di sassi su un carretto in legno e ferro tirato da due degli otto componenti in squadra.

Palio dei Carrettieri di Osteria Nuova (PU), edizione 2015

Il duro lavoro prima della sfida: caricare i sassi

Ma la saggezza popolare di chi ha trovato il modo di coinvolgere la gran parte dei residenti, senza limite di età e senza gerarchie, traspare dai sorrisi e dal clima positivo di una festa autentica e sentita.

Volete la prova? «keep calm and tirat el carret», scritto sulle magliette dello staff e del comitato dei dieci saggi che quest’anno hanno tirato le fila dell’organizzazione, non è ancora un proverbio… ma lo diventerà, lo diventerà. Tempo al tempo.

Se ad essere protagonista è stato l’intero paese di Osteria Nuova, quest’anno sono da citare la magnifica cinquina di contradaiole che nello sfidarsi alla “Gara della Juta” hanno aperto la strada al ruolo attivo delle donne all’interno della gara di abilità. Loro sono Lucia Colonna, Giorgia Albertini, Barbara Lini, Francesca Pruscia e Vittoria Ghiselli.

Ad arrivare prima, per le El Paes de Sora, è stata Lucia Colonna riuscendo a percorrere in minor tempo 50 metri tenendo le mani ben salde sui fianchi e in bilico sul capo cinque chili di fieno. Questo ha permesso alla sua contrada di scegliere la migliore posizione di partenza. Ma la voglia di riscatto de “El tabacc” ha soverchiato ogni pronostico e cancellato ogni traccia del retrogusto un po’ amaro di essere arrivati ultimi la scorsa edizione.

«Talmente ultimi, che per un anno in paese, per dar ad intendere che uno era in ritardo si sentiva dire…“Son dietr come El tabacc”» ammette ridendo Francesco Pandolfi, capocontrada de El Tabacc, con ancora il fiatone in gola per la prova fatta.

Visto l’impegno profuso per addobbi, servizio d’ordine, accoglienza e organizzazione, comunicazione, fantasia, creatività, estro, pazienza, ingegno, voce, serate rubate al tempo libero, alla famiglia, al sonno ecc… ecc… bisognerebbe elencare un po’ tutto il paese.

Essendo poco pratico per la seconda edizione ricordiamo i nomi dei dieci saggi che hanno costituito il Comitato del Palio tra cui si segnalano cinque fondatori: Simone Del Prete (vicepresidente del Comitato Palio dei Carrettieri); Andrea Marini (presidente del Comitato); Luca Del Prete; Flavio Fantini e Marco Cangiotti.

Poi hanno rappresentato le contrade nel Comitato Lorenzo Di Silvestri, Massimiliano Papini, Diego Lisotti, Giorgia Albertini e Marco Mercantini. Tutto è andato bene anche grazie alla benedizione di don Lorenzo Volponi.

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