Pambianchi, cartellino rosso. Netti: "È fuori dal Pd, subito l’espulsione"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 23 aprile 2015 – «L’espulsione dal partito per l’avvocato Graziano Pambianchi». La chiede, dopo le dure parole pronunciate ieri dall’ex esponente repubblicano contro il Pd e contro il sindaco Carancini, l’avvocato Andrea Netti, capogruppo in consiglio comunale: «A malincuore tocca a me questo passo – dice – nel momento in cui il segretario di sezione si è autosospeso. Purtroppo il partito non può non prendere atto delle critiche di Pambianchi». Ieri quest’ultimo si è detto pronto a sostenere la candidata di centro destra Deborah Pantana, «pur di defenestrare Carancini». «Lunedì sera Pambianchi ha partecipato all’assemblea del Pd, nella quale si discutevano i candidati per le elezioni: un momento importante, forse il più importante della vita di un partito. Ora, ognuno è libero di fare le scelte che ritiene, ma all’interno di una linea di coerenza e di rispetto: io credo siano venuti meno l’uno e l’altro. La coerenza, perché se si decide di appoggiare un altro candidato non si partecipa all’assemblea degli iscritti del Pd. Il rispetto, perché ai compagni di partito una decisione così plateale doveva essere anticipata. Il Pd è un partito tumultuoso, ma con una grande capacità di sintesi: ci siamo dati delle regole al momento delle primarie, e l’impegno era di sostenere chi sarebbe uscito vincente. Io ad esempio, pur avendo sostenuto Mandrelli, ora porterò il mio contributo. E’ nel contemperamento degli interessi la vita democratica di un partito; non può essere che, se uno perde, sbatte la porta e se ne va».

Netti smentisce anche che i consiglieri abbiano pensato di non appoggiare la giunta sull’approvazione del bilancio, per creare una crisi di governo: «Io e altri abbiamo espresso aspre critiche, per quanto possibile costruttive, ma mai abbiamo pensato di votare contro il bilancio, per delegittimare il sindaco. Il coraggio non era quello di non votare, ma semmai di confrontarsi anche in maniera forte, per poi trovare l’unità e andare avanti. Il partito è fatto di persone, che discutono anche in maniera eccessiva, poi c’è la sintesi nell’assemblea, nel direttivo, nel consiglio comunale e nella giunta».

Pambianchi ha però esplicitato un contrasto reale tra il Pd e il sindaco Carancini, che era emerso in maniera implicita con la decisione di imporgli le primarie contro un altro esponente del Pd, Bruno Mandrelli. «Ma oggi siamo tutti qui a dare prova del valore delle primarie, appoggiando tutti il candidato uscito da lì e con convinzione. La sintesi c’è stata, e ora sono sicuro che ci sarà una considerazione diversa del ruolo del partito anche da parte di Carancini, che lo ha espressamente detto nell’assemblea dell’altra sera. C’è la reciproca consapevolezza che qualcuno ha vinto e qualcuno ha perso, ma nessuno ha prevaricato l’altro e tutti sappiamo che l’uno ha bisogno dell’altro. La conclusione dunque è drastica. «Credo che il partito debba prendere posizione, e lo sta facendo attraverso queste mie parole. Il Pd si dissocia dal comportamento di Pambianchi, il cui cammino con il Pd finisce il 22 aprile. Se formalmente ha rinnovato la tessera, dovrà essere espulso».



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