Pantana, l’alleanza spericolata Casa Pound: «Fascisti sì, razzisti no»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 18 gennaio 2015 – «Ci danno dei fascisti? È quello che siamo. Essere fascisti oggi non significa voler restaurare qualcosa che c’era settant’anni fa. Significa amare la nostra nazione e difenderla da chi vuole distruggerla, svendendola alle banche, alle multinazionali e al grande capitale». Non si nasconde Stefano Giunta, responsabile provinciale di Casa Pound e promotore di una delle liste che sostengono la candidatura a sindaco di Deborah Pantana (Forza Italia).

Giunta, Sciapichetti vi ha dato dei fascisti. Per voi è un insulto?

«No, non abbiamo mai nascosto di esserlo. È bene ricordare che la Cassazione dice che dichiararsi fascista non è apologia di reato. Il problema è che Sciapichetti ci aveva tacciati di essere razzisti: questo non è vero e mi dà fastidio. La nostra onlus opera da anni in favore del popolo Karen in Birmania. Abbiamo portato libri e medicine in Kenya, costruito una mensa scolastica in Sudafrica, fatto missioni per le minoranze serbe in Kosovo».

Su Facebook avete celebrato la marcia su Roma…

«La celebrazione di una data per noi cara non significa che uno vuole riportare l’Italia a settant’anni fa. Guardiamo al nostro passato per prendere spunti positivi in campo sociale ed economico, tralasciando gli errori. Non c’è niente di estremo e pericoloso. Non siamo pazzi violenti che menano le persone a caso e che girano con i manganelli. Noi siamo un movimento, non un partito, che si schiera al fianco dei cittadini contro le ingiustizie sociali di cui sono vittime. Vogliamo affrontare i problemi di oggi, senza finire sempre a settant’anni fa».

Tra di voi vi chiamate camerati?

«Sì, ma più che altro siamo fratelli; un legame che va oltre l’amicizia».

Alle elezioni sarete presenti con il vostro simbolo?

«La lista non si chiamerà Casa Pound e non ci sarà il simbolo, anche perché non ci saranno solo nostri militanti. Sarà una lista prevalentemente di giovani e con un’impronta identitaria più marcata».

Cosa significa?

«Essendoci noi, è preponderante il discorso di dare priorità ai cittadini maceratesi, puntando per esempio sulla riforma dei meccanismi per le graduatorie di asili e case popolari, che oggi vedono sfavoriti gli italiani e i maceratesi».

Cosa pensate dei progetti del Comune per accogliere i rifugiati?

«Se c’è un’emergenza, va affrontata. La cosa che disturba è che, vivendo in una situazione di forte crisi, quando l’assistenza viene messa in moto per coloro che vengono da fuori, non rimane niente per gli italiani. Così si crea tensione tra noi e gli stranieri. E su questo c’è chi ci specula, come avvenuto a Roma».

Cosa vi distingue da Forza Nuova?

«Ci sono differenze nei programmi, nei messaggi e nella militanza politica. In loro è preponderante la visione cristiana, noi siamo per uno Stato profondamente laico».

Siete alleati della Democrazia cristiana. Vi imbarazza?

«No, perché in uno schieramento ci sono tante anime diverse. Quello che unisce è l’appoggio a Deborah Pantana. Non significa snaturare noi stessi: solo chi ha un’identità debole non si confronta con tutti».

 



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