Parigi, coppia di recanatesi allo stadio: "Un incubo tornare a casa"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Recanati, 15 novembre 2015 – «Abbiamo sentito le tre esplosioni allo stadio. Per un’ora e mezzo siamo rimasti all’oscuro dell’inferno che si stava scatenando fuori. Quando siamo usciti, c’erano gruppi di gente che correvano in strada, le auto dell’esercito, i militari con i fucili. Un elicottero ci sorvolava, poi si è messo a inseguire qualcuno, puntando il faro su un viottolo nei pressi dello stadio».

C’erano anche loro tra gli 80.000 spettatori dell’amichevole Francia-Germania venerdì sera a Parigi, teatro della carneficina messa in atto dai terroristi islamici: il recanatese Paolo Santicchia, 35 anni, pizzaiolo, e la sua fidanzata Michela, che da sette mesi vivono e lavorano nella capitale francese. «Abbiamo sentito una prima esplosione – racconta Santicchia –, poi dopo circa un quarto d’ora è arrivato forte e chiaro il suono della seconda, poi, dopo un altro quarto d’ora o forse di più, una terza esplosione. Pensavamo che fossero dei petardi. Sappiamo che è vietato portarli dentro lo stadio, ma di certo nessuno avrebbe immaginato che un kamikaze fuori si stesse facendo saltare in aria. Il telefono non prendeva, niente linea, impossibile telefonare o mandare e ricevere sms, e anche internet non funzionava. Non ci siamo accorti che il presidente Hollande veniva evacuato. Siamo rimasti quasi fino alla fine della partita». Ignari di tutto, la coppia esce dallo stadio e fuori trova il caos. «Abbiamo lasciato lo stadio all’80esimo minuto della partita – continua –, perché non volevamo rimanere incastrati nella calca di gente. Solo allora, una volta fuori, ci siamo resi conto. Non appena la linea del telefono ha ricominciato a funzionare, ci sono arrivati contemporaneamente tanti messaggi e chiamate dall’Italia e non solo. Ci chiedevano notizie, se stavamo bene, ma noi non capivamo. Poi abbiamo visto la gente correre, c’era il caos. Abbiamo letto qualche notizia su internet. Una sensazione orribile: ci siamo resi conto che l’attacco non era finito, ma che era ancora in corso, e proprio vicino a noi. Ci sentivamo inermi volevamo solo andare a casa». Ma la metro era chiusa, i taxi non si trovavano. «Abbiamo camminato su e giù per il marciapiede senza sapere cosa fare. La sensazione era che stesse per succedere qualcosa di terribile, da un momento all’altro». Dopo circa mezzora, la metro ha riaperto e i due recanatesi l’hanno presa al volo. «Era incredibile come tutti i passeggeri stessero in silenzio. Un silenzio surreale. Siamo arrivati a casa, nel 20esimo arrondissement, e ci siamo chiusi dentro. Usciremo solo se necessario».

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