Pedalò senza tappo, ragazzo morì annegato. Il gup ha deciso due rinvii a giudizio

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 30 gennaio 2015 - Saranno processati il prossimo 30 novembre per omicidio colposo i due imputati per la morte del 16enne di Amandola, Riccardo Galiè, annegato a Lido di Fermo il 20 agosto 2013 dopo essere caduto da un pedalò. Lo ha deciso ieri il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Fermo, Marcello Caporale, che ha rinviato a giudizio Daniela Borri, fermana di 52 anni titolare dello chalet Paradise Beach, e il bagnino di spiaggia, il 24enne di Porto San Giorgio, Roby Sulpini.

La prima, difesa dall’avvocato Demetrio Valentini, è accusata di aver dato disposizioni per togliere i tappi di sicurezza al pedalò poi affondato, mentre il secondo, difeso dall’avvocato Giacomo Piergentili, di aver eseguito materialmente la manovra. Nel corso dell’udienza la sorella della vittima, tramite i suoi legali, gli avvocati Igor Giostra e Paolo Bacalini, si è costituita parte civile. La famiglia ha deciso questa mossa affinchè sia fatta piena luce sulla vicenda, senza nessun accanimento nei confronti di alcuno.

Riccardo era scomparso in acqua la notte del 20 agosto 2013 durante una ‘gita’ a bordo del pedalò. Erano da poco passate le 4,30 del mattino quando, dopo una festa in spiaggia, un gruppo di ragazzi aveva raggiunto la battigia dello chalet Paradise Beach e aveva trascinato in mare il natante. Una volta saliti a bordo, il pedalò aveva iniziato a imbarcare acqua perché privo dei tappi di sicurezza e si era poi ribaltato. Il 16enne era l’unico del gruppo che non sapeva nuotare. L’incidente era avvenuto a poca distanza dalla riva, appena prima della barriera di scogli, dove l’acqua non era molto alta, ma il mare era agitato. Uno dei ragazzi aveva provato ad aiutare Riccardo ed aveva a sua volta rischiato di annegare: era riemerso stremato ed era riuscito a salvarsi. Era stato soccorso e trasportato in ospedale. Gli altri amici, invece, erano tornati a riva senza problemi.

Le ricerche in mare del 16enne erano andate avanti tutta la notte, con i genitori ad attendere disperati sulla spiaggia.  Le motovedette e i sommozzatori della guardia costiera, un elicottero dei vigili del fuoco, si erano adoperati a lungo. Purtroppo, le poche speranze di ritrovarlo vivo si erano spezzate alle 10,50: il cadavere del giovane era stato recuperato dai soccorritori tra gli scogli della zona, dopo sette ore di ricerche, circa 700 metri a sud dal punto in cui il pedalò si era ribaltato. All’obitorio dell’ospedale di Fermo era stata eseguita  l’ispezione cadaverica e quindi l’autopsia sul corpo del ragazzo, che avevano decretato la morte per annegamento dovuto a cause accidentali. La Procura della Repubblica di Fermo aveva disposto il sequestro del pedalò e aveva aperto un fascicolo a carico della titolare dello chalet e del bagnino per omicidio colposo. Ieri, dunque, il rinvio a giudizio e nell’udienza fissata per novembre i due imputati avranno la possibilità di difendersi dall’accusa mossa nei loro confronti.



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