Pesaro Studi, troppa fretta

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 19 marzo 2015 – Appena eletti si sono fatti una domanda: che ne facciamo dell’Università a Pesaro? Risposta: Niente. L’operazione ‘Chiudi Pesaro Studi’ da parte dell’amministrazione comunale è partita così, seguendo il richiamo della foresta di una Pesaro per sempre operaia e di una Urbino per sempre intellettuale. Se questa idea fosse stata applicata anche negli anni ’80, il Rof sarebbe ancora una parola sconosciuta e la fiera delle fresatrici per legno l’evento dell’anno. Invece il Rof è una stella polare nel mondo della lirica e forse l’Università a Pesaro un osso duro da azzannare.

Eppure ci stanno provato con un sistema che sembrava sicuro: schivando i fastidi. Hanno incontrato gli studenti di lingue orientali, infermieristica, comunicazione (dagli 800 ai 1000 allievi) per annunciare la decisione di chiudere tutto? No. Si sono preoccupati di trovare soluzioni con l’Università di Urbino per continuare dopo 18 anni di attività? No. Hanno informato l’Università di Ancona che gestisce il corso di infermieristica a numero chiuso (75 allievi ogni anno su 200 richieste) dell’intenzione di smobilitare? No. C’è stato un incontro con l’Inps, proprietaria della sede a cui si paga 150mila euro di affitto annuo, per rivedere il canone? No. E’ stato informato l’Ersu di Urbino che ha comprato e ristrutturato un’intera palazzina in via Petrucci con 50 posti letto, lavanderia e mensa, che si staccava la spina? No. Qualcuno ha informato i commercianti che con 800 studenti universitari hanno aperto intorno bar, ristoranti, pizzerie, librerie e altro? No. E’ come se Matteo Ricci, al comando di un aereo in volo sopra il deserto, avesse lasciato la cloche, indossato un paracadute, e detto ai passeggeri increduli: «Scusate, io scendo, la spia del carburante segna rosso», aprendo il portellone dell’aereo.

Però si dice: il Comune si smarca da Pesaro Studi e i 300mila euro l’anno risparmiati andranno alle scuole dell’infanzia. Quali? Dalle 20 dell’era Scriboni sono scese a 9, e un’altra materna (quella di Vismara) è stata appena regalata allo Stato dopo le tante sotto contratto delle cooperative. Se un tempo il modello Pesaro per le materne era insieme a quello di Reggio Emilia, un esempio sul piano nazionale, ora quando si parla di scuole pesaresi è perché ci piove dentro o si respira stirene oppure perché chiude una sede universitaria che ha troppo successo con superpremio ai facchini per accelerare il trasloco come si fa con un inquilino molesto da cacciare via a tutti i costi.

Diceva lo scrivano Totò in «Miseria e nobiltà» all’analfabeta che voleva scrivere una lettera al nipote: «Viva l’ignoranza, e se ha dei figlioli non li mandi a scuola per carità. Li faccia sguazzare nell’ignoranza…». Era teatro, ma non poteva immaginare che a Pesaro l’avrebbero preso in parola.

 



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