Pescatori di vongole in rivolta. "Troppe barche, dateci la Romagna"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fano, 23 febbraio 2016 – «Ritirate le licenze o fateci andare in Romagna». E’ semplice per Fabio Marcaccini, presidente del Consorzio Gestione Molluschi (Cogemo) Pesaro e Urbino, la soluzione al problema del sovraffollamento delle vongolare nella Regione Marche, dove in 150 chilometri di costa pescano 221 imbarcazioni, ovvero un terzo dell’intera flotta nazionale.

«Purtroppo, negli anni 90, qualcuno si è inventato un Consorzio sperimentale e così nelle Marche sono scaturite un’ottantina di licenze nuove che ci stiamo portando dietro… con tutti i danni che ne derivano. Se non si trova al più presto il modo di sfoltire le imbarcazioni, non potremo mai essere ai livelli dei pescatori delle altre regioni».

Faccia un esempio…

«I pescatori di vongole del Veneto, che hanno più o meno hanno lo stesso territorio, sono poco più di cento, nell’Emilia Romagna sono 54, in Abruzzo un centinaio poco più. Capisce che da noi non è facile perché non è che nelle Marche ci sono più vongole che da altre parti. Il mare è da tutte le parti uguale… Però ci sono compartimenti dove si fa la gestione sana e allora, non è che si diventa ricchi, ma un tozzo di pane alla fine dell’anno si riesce a portarlo a casa. Nei compartimenti, non voglio fare nomi, dove è invece un po’ precaria… c’è solo da soffrire».

Come si soffrirebbe meno?

«Se ci vogliamo proporzionare alle altre regioni bisogna che ne mandino via almeno la metà. Anche un quarto andrebbe bene. Nel compartimento di Pesaro siamo messi peggio di tutti: 65 barche in 43 chilometri è il più affollato. Ancona ne ha 74 in 70 km, il sub compartimento formato nel 1994 ha 25 barche in 16 km, poi c’è San Benedetto con 57 barche in 46 km di mare».

Come si può fare?

«Ritirando definitivamente le licenze. Perché a differenza di qualche decennio fa, ora anche questo è diventato un lavoro precario. Molti hanno dato la loro disponibilità a demolire la barca per un prezzo congruo (300mila euro, ndr). Ma mancano i soldi. L’altra soluzione è permettere alle barche di muoversi. Siccome questa è una legge dipartimentale e il dipartimento non consente spostamenti… il ministero trovi il sistema di trasferire le barche dove necessitano. Ad esempio in Emilia Romagna dove sono solo 54».

Un altro problema è quello della misura. «A livello europeo ne hanno parlato giovedì e noi aspettiamo con ansia questi 22 millimetri. Perché la verità è che questa legge dei 25 millimetri, legge italiana del ’68, è stata fatta “tanto per”. Perché io vado a vongole dal 1971 e le vongole tutte di misura come pretende la legge non le ho mai pescate. Anzi… quando la quota era 25 quintali ne pescavo 40. Perché è nell’indole del pescatore andare in mare e racimolare tutto quello che si può. Ne pescavo 40 quintali al giorno e il 90% di quelle vongole erano da 20 millimetri: andavano in fabbrica e una piccola parte al commercio. Facendo così quelle che rimanevano crescevano».

E adesso?

«Adesso facciamo il contrario. Non peschiamo più e non perché non ci siano vongole in mare. Ce ne sono quante ne vuoi, sotto i 25 millimetri. Ma siccome non le sfoltiamo, non crescono più. Le acque poi non sono più quelle di una volta, sono magre: hanno vietato il fosforo, non c’è più clorofilla, fitoplancton. Ora ci sono i depuratori… evidentemente tutte quelle sostanze servivano a far crescere le vongole. Mi ricordo che una volta stavi fermo un mese e quando tornavi in mare era cambiato il mondo. Adesso stai fermo tre o quattro mesi e quando torni è peggio di prima».

Come è cambiato il lavoro nei suoi 40 anni di attività?

«Peschiamo tre giorni a settimana, in media 35 sacchetti al dì, 3 quintali e mezzo, 10 a settimana, 400 sacchi al mese… quelli che si pescavano in un giorno 40 anni fa. Sono cambiate anche le condizioni del mare: intanto la sabbia non è più quella di allora, perché i fiumi non portano più sabbia al mare. Le vongole vivono nella sabbia e se questa non c’è… ciononostante l’arco della riproduzione si è allungato, prima era circoscritto a maggio giugno luglio e adesso che la temperatura si è alzata di un grado o due la vongola si riproduce in un tempo più lungo. C’è novellame quindi, ma se non lo sfoltiamo ‘ste vongole non crescono».

di Tiziana Petrelli

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