Pestarono una coppia al Lido, scatta pure l’accusa di calunnia

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fano (Pesaro e Urbino), 3 novembre 2015 – Prima li hanno picchiati, poi calunniati. Erano otto napoletani contro due fanesi, uno scontro fisico finito con i fanesi in ospedale e l’immediato arresto degli altri per lesioni. Al termine delle indagini condotte dal commissariato di Fano sono stati tutti rinviati a giudizio. Per uno di loro, Umberto Longobardi, il processo è già finito nel 2014 davanti al gup: visti alcuni suoi precedenti penali l’uomo ha preferito patteggiare subito 8 mesi di reclusione ed evitare il processo. Pena sospesa subordinata allo svolgimento di lavori di pubblica utilità.

Per gli altri 7 si sono aperte invece le aule del tribunale di Pesaro dove dovranno comparire il prossimo 18 gennaio (seconda udienza istruttoria) per dare la loro versione dei fatti. Tre giorni dopo, per cinque di loro, potrebbe invece esserci anche il rinvio a giudizio per calunnia chiesto dal procuratore Letizia Fucci. Un ulteriore procedimento penale conseguente alla denuncia fatta da Alessandro Leglib, una delle due vittime di quel pestaggio al Lido dell’8 giugno 2013 alle 4 del mattino.

“Nell’interrogatorio di garanzia dopo il fermo di polizia – spiega l’avvocato di Leglib, Alberto Bordoni – Simona Longobardi, Antonio Longobardi, Chiara Cione, Raffaele Di Palo e Antonio Ruggiero (oggi tra i 21 e 28 anni, ndr) si inventarono di essere stati loro, le vittime di Leglib. La Longobardi ha dichiarato che ‘lui stava picchiando l’amica, era ubriaco, mi ha guardato e senza dire nulla mi ha dato un pugno’. Ma questa versione non regge: intanto perché ne mancavano tre e poi perché le versioni degli imputati per calunnia, sebbene convergessero su questa tesi, non erano coerenti tra loro. Ora: la legge consente all’imputato di raccontare il falso per difendersi… ma, per scagionarsi, non può incolpare di quel reato persone di cui conosce l’innocenza. Calunnie, queste, che risultano dai verbali dell’interrogatorio e a cui se ne aggiunsero altre in Rete”.  

ti.pe.

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