Picchiata dal marito perché non porta il velo

IL BORGHIGIANO 2013

Cerreto d’Esi, marocchina da tanti anni in Italia aveva abbandonato i precetti musulmani

 

di Alessandra Pascucci – IL RESTO DEL CARLINO-

Una ragazza col velo (Foto Ap)

Una ragazza col velo (Foto Ap)

Cerreto d’Esi (Ancona), 1 ottobre 2013 – Picchiata, umiliata e costretta ad indossare il velo. Presunta vittima delle vessazioni del marito musulmano, una donna marocchina oggi 49enne residente a Cerreto D’Esi, che ha denunciato il consorte, il connazionale Abdelkhalek Khayari di 8 anni più giovane, per maltrattamenti in famiglia, lesioni e violazione degli obblighi di assistenza familiare.

La donna ha ripercorso ieri in aula, davanti al giudice di Ancona Paola Mureddu, la sua sofferta convivenza con l’uomo, andata avanti dal marzo 2005 al dicembre 2007: botte, minacce, persecuzioni e imposizione dei precetti musulmani che lei, arrivata in Italia 4 anni prima, aveva ormai abbandonato. La vittima, rappresentata dall’avvocato Silvia Generotti, si era stabilita a Cerreto d’Esi nel 2001 ed aveva trovato un lavoro come operaia. Nel 2002, tornata in Marocco, aveva sposato Khayari che, appena laureato, non riusciva a trovare un lavoro ben remunerato. Dopo il matrimonio la donna era tornata in Italia ed aveva avviato le pratiche per il ricongiungimento familiare, finché nel marzo 2005 il marito era riuscito a raggiungerla.

La convivenza, però, sin dai primi giorni si era rivelata ben diversa dall’idillio che la donna immaginava. Il marito, che era riuscito a trovare solo un lavoro in nero come muratore, sarebbe rientrato a casa ogni giorno ubriaco sottoponendola a violenze fisiche e psicologiche.
Le avrebbe subito imposto di tornare ad indossare il velo, come previsto nel loro paese d’origine. Lei aveva acconsentito, anche se da quando si era trasferita in Italia aveva accantonato questo costume.

“Mi ha detto che dovevo mettere il ‘fazzoletto’ — ha affermato la donna in aula — e ho dovuto obbedire a mio marito. Volevo avere subito un bambino e non potevo lasciarlo“. Sempre nel rispetto dell’obbligo di obbedienza all’uomo, la vittima non ha denunciato il consorte, nonostante i maltrattamenti. Le persecuzioni, secondo la vittima, avrebbero compromesso anche la sua puntualità sul lavoro, tanto che la donna venne licenziata.

“Mi umiliava — ha continuato a raccontare — dicendomi che lui aveva studiato e io non capivo nulla, mi picchiava con le scarpe da lavoro rinforzate con il ferro, tanto che mi ha lasciato una cicatrice sul volto e lesioni permanenti alla caviglia sinistra”. In particolare a fine dicembre 2007 Khayari picchiò la moglie prendendola a calci. Dopo quell’episodio l’uomo lasciò la casa Cerreto D’Esi e fece trovare alla moglie un appartamento completamente devastato: aveva danneggiato anche gli elettrodomestici, rendendoli inservibili. L’udienza è stata aggiornata al prossimo marzo.

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