Picchiato a sangue dal branco al Lido di Fano

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fano, 11 agosto 2015 – Picchiato a sangue dal branco al Lido di Fano (FOTO). E’ una storia di violenza incredibile e molto preoccupante quella di Domenico D’Assoro, 33enne residente a Lucrezia di Cartoceto. Una storia finita con l’ambulanza che corre verso il pronto soccorso dell’ospedale cittadino e una prognosi di 30 giorni, che avrebbe potuto avere esiti ancora più drammatici.

E’ la notte tra sabato e domenica scorsi, poco dopo l’una: «Io e la mia compagna stiamo passeggiando al Lido insieme ad una coppia di amici – racconta lui -. All’improvviso si avvicina un giovane sui 25 anni (D’Assoro lo conosce, ma preferisce non rilevarne l’identità, anche perché c’è un’indagine in corso), seguito da altri ragazzi, che inizia a insultare la mia compagna e arriva a metterle una mano in faccia. A quel punto reagisco e lo spintono, gridandogli di andarsene. Uno di quelli che era con lui mi si scaraventa addosso e mi prende per il collo. Io mi divincolo e lo getto a terra, ma mi assalgono altri quattro o cinque del gruppo e mi arriva un pugno in faccia. Sono momenti terribili e per fortuna interviene il mio amico, che mi toglie letteralmente da dosso un paio di aggressori e induce gli altri ad allontanarsi».

Sembra finita, ma non è così: «Scossi, decidiamo di andare alla macchina e di tornarcene a casa il prima possibile – riprende Domenico -, ma una volta al parcheggio ci ritroviamo lo stesso gruppo, una decina di soggetti, alle nostre spalle e uno di quelli, prima che io possa avere il tempo di reagire o schivare eventuali colpi, mi dà un cazzotto da dietro prendendomi sopra l’occhio sinistro e procurandomi una grossa emorragia. Subito dopo sento urlare: ‘Ti ammazziamo, devi morire, devi morire’. Io grido e altrettanto fanno la mia compagna e i miei due amici, tanto che in nostro soccorso arrivano due militari dell’esercito che erano in servizio proprio lì (nell’ambito dell’operazione ‘Strade sicure’, ndr). Il branco si allontana e i soldati chiamano i carabinieri, i quali, a loro volta, allertano il 118 che mi trasferisce al pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce, dove arrivo con gli abiti inzuppati di sangue, dalla camicia alle scarpe».

«Dopo sei ore sono stato dimesso – aggiunge D’Assoro – con un referto che parla di ferita lacero contusa del sopracciglio sinistro e frattura delle ossa nasali e del setto, stabilendo una prognosi di 30 giorni. Con la prospettiva, per di più, di un intervento chirurgico».

«E’ stato davvero un sabato sera da incubo – conclude la vittima –, per il quale pretendo piena giustizia, anche perché sono convinto che il colpo che mi è arrivato al parcheggio è stato sferrato usando un ‘tirapugni’, cioè l’attrezzo con 4 anelli saldati insieme da un pezzo di ferro che si infila nella mano per aumentare i danni causati dal cazzotto. E poi, perché se non ci fosse stato con me il mio amico e se nel parcheggio non fossero stati presenti i militari forse mi avrebbero ammazzato davvero».

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