Piediripa, i venerdì di preghiera: «Conta solo l’integrazione»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Piediripa (Macerata), 17 gennaio 2015 - “Spieghiamo il Corano e la legge del Profeta affinché ci sia un’integrazione completa dei musulmani con la gente del posto». Questo è quello che avviene ogni venerdì alle 13 alla moschea ( un locale in affitto) di Piediripa, l’appuntamento fisso dei fedeli islamici che si raccolgono in preghiera. Circa mezz’ora, un tempo dedicato all’ascolto e alla riflessione, che ognuno sottrae alla pausa di lavoro o al pranzo. È l’unica occasione di incontro per i musulmani che vivono a Macerata, non ci si riunisce in altri momenti della settimana. Un centinaio di persone (qualche volta si arriva fino a trecento) arriva alla moschea, si toglie le scarpe e si siede sul pavimento ad ascoltare.

Le donne, rigorosamente con il velo sul capo, stanno in fondo, sulle sedie, dietro un telo (che non necessariamente è presente in tutte le moschee) da dove si intravedono solo sagome, ma si sente tutto. Qualcuno porta anche i bambini alla preghiera. Si ascolta, non si parla. Dopo la spiegazione di versetti coranici e di detti del Profeta in arabo, altrettanto viene fatto in lingua italiana, perché «la maggior parte delle persone che è qui non parla e non capisce l’arabo – spiega l’imam Mohamed Tarakji –. Molti provengono dal Nord Africa, e conoscono solo la lingua locale d’origine. È importantissima la spiegazione in italiano, che tutti comprendono. Così, il fedele riceve un insegnamento, partendo dalla riflessione sulla Parola, per la vita di tutti i giorni».

Tarakji, nel suo sermone (la “Parola”, in arabo “khtuba”) di ieri, ha parlato del comportamento, che dev’essere retto e corretto, e della sincerità: «Stiamo passando un periodo molto difficile – dice –, dobbiamo essere veri musulmani, tenendo la stessa condotta del Profeta. Quello che vogliamo dire, lo dobbiamo dimostrare con le nostre azioni, solo così tutta la società avrà rispetto per noi». Al centro del discorso c’è l’etica che affonda le sue radici nella sincerità. «Chi è più sincero – continua – ha i sogni più sinceri. Essere sempre sinceri, nei pensieri, nelle parole e nelle intenzioni, è la strada perfetta verso il Paradiso. C’è bisogno di fare allenamento alla sincerità». Terminata questa parte, inizia la preghiera vera e propria. Ogni cambiamento di posizione è scandito da “Allah Akbar”, “Dio è grande”. Da quella in piedi, si passa alla posizione di inchino a metà, si torna in piedi, poi stesi con la faccia a terra, di nuovo in piedi e il giro ricomincia. Alla fine, c’è chi va a casa e chi torna al lavoro, non prima di aver lasciato un’offerta volontaria per l’affitto della moschea. Altri, invece, restano a pregare.



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