Pietro Paci, (quasi) centenario in bici: "Chilometri? Più o meno il giro del mondo"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Urbania (Pesaro-Urbino), 10 luglio 2015 - A 90 anni ha scalato il Gran Sasso, ma è stata solo una tappa, non un punto d’arrivo. Otto anni dopo lo ritroviamo, più in forma che mai, a camminare, a passo lesto, tra la foresta della Serra di Acquapartita, una costola del Monte Nerone, irta di pendii e ricca di alberi secolari. Il maratoneta in questione è Pietro Paci di Urbania. Per chi lo conosce, l’icona della vita, fatta di corse e di sacrificio, con tanti traguardi volanti e la voglia di rimettersi in gioco, ogni giorno. E proprio all’alba di ogni mattino, Pietro Paci, 98 anni, inforca la bicicletta e percorre la provinciale che da Urbania sale verso Lamoli, 70 km tra andata e ritorno per mantenersi, come lui dice «in forma per scalare le montagne».

Quasi 5000 km di bici ogni anno, più 2 o 3 ore al giorno di camminata per un fisico da primato. Il 9 luglio del 2007 nonno Pietro, all’età di 90 anni, divenne celebre per aver scalato a quota 2912 metri il Gran Sasso, ma alle comparsate degli eventi e manifestazioni, ha sempre preferito il palcoscenico naturale dei monti. Sabato sul colle di Acquapartita ha fatto un po’ tardi, il sentiero era dei più impervi, ma i famigliari l’hanno aspettato, comodi, sul piazzale del ristorante e al suo arrivo l’hanno applaudito, anche se era ormai ora di cena. «Mio padre è una persona molto riservata – spiega la figlia Raffaella – a tutti quelli che dicono ma quanto è bravo, lui risponde di non aver fatto niente di speciale; quel giorno che ridiscese dal Gran Sasso erano in diversi ad aspettarlo per congratularsi, e lui si spaventò!».

In bici Pietro, conosciutissimo come «Piero», ama la salita e senza affanno riesce a percorrere il tratto di strada che conduce alla casa della figlia Raffaella, che ammette: «Io non ci riesco, lui sì. Mio padre ha sempre condotto uno stile di vita senza eccessi». Nato il 6 ottobre 1917, Pietro Paci è arrivato fino alla quarta elementare (buon traguardo per l’epoca) poi si è dato al commercio aprendo un negozio di stoffe ad Urbania. Ma lo aspettavano il militare e la guerra; nell’esercito svolse l’incarico di radio-telegrafista. Nel bombardamento d’Urbania perse la casa, il negozio e 5 famigliari. Cessato l’evento bellico, Pietro si rimboccò le maniche e seppe risollevarsi. Sposatosi nel ’48 con Maria Venturi (deceduta nel 2005) dalla quale ha avuto tre figli (Raffaella, Iolinda e Giuseppe), il suo negozio (ora rilevato dalla nuora) è stato sempre un punto di riferimento per i durantini.

Sono le 10 del mattino, col caldo di questi giorni l’uscita di Pietro è stata più breve. «Sono partito come sempre verso le 6,30, ma l’aria afosa mi ha fatto ritornare a casa prima». In totale, ha idea di quanti chilometri ha percorso? «Forse – ride – tra la bici e a piedi ho fatto il giro del mondo! Anche se ho cominciato tardi. A 68 anni mio figlio Giuseppe mi regalò una bici da corsa. Con me a camminare viene spesso mio nipote Giovanni».

C’è qualcun altro che viene in bici con lei? «Purtroppo no, i miei amici sono morti, ce n’é uno di Lunano che abita a Milano, si chiama Bruno, ad agosto quando viene giù ci incontriamo a metà strada e saliamo verso Urbino, splendida città». La passeggiata che ricorda di più? «La Macerata-Loreto, l’ho fatta un paio di volte. Ma mi piace anche quella che da Urbania porta al Santuario del Pelingo». Altri Hobby? «Vado al centro cattolico (Acli) e leggo il Carlino, mi piace ovviamente lo sport! Quando ero piccolo non c’era uno straccio di campo, ora c’è un bello stadio, però la pista d’atletica è abbandonata e questo mi rattrista». Rimangono i monti e non è poco.

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