Porta Santa in ospedale: "Luogo di vera carità"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Fermo, 1 febbraio 2016 – Può essere un portale antico e grande, ma può essere anche una porta bianca, semplice, pesante, con una rosa rossa a fare da decorazione. Una Porta Santa è ovunque ci sia misericordia e carità, nella nostra diocesi è stata aperta in cattedrale e, per due giorni, anche all’ospedale Murri, verso la minuscola chiesa che custodisce le preghiere più accorate.

Ieri, e poi ancora l’11 febbraio, in occasione della Giornata mondiale del malato, quella porta si è legata al Giubileo della Misericordia, l’arcivescovo Luigi Conti ha parlato di un evento eccezionale, di un gesto pensato perché possa aprire le porte del cuore e della giustizia. Qualcuno è arrivato direttamente dal reparto, con la vestaglia migliore stretta addosso come fosse un vestito elegante, c’erano medici e infermieri, tanti volontari, il direttore dell’Area Vasta 4, Licio Livini, i parenti di malati e gente comune, per un momento che vale la consapevolezza profonda di quanto proprio qui la misericordia sia fondamentale e salvi.

Conti ha ricordato le parole di Gesù che si ritrova nella carne di ogni malato: «Nella diocesi di Fermo c’è solo la Porta santa della cattedrale, ma eccezionalmente abbiamo voluto che anche questa porta fosse il passaggio per la riconciliazione, insieme con la confessione, la comunione, un percorso di fede che porta nel cuore del Giubileo. L’abitudine e la fretta di ogni giorno in ospedale non ci dà la consapevolezza profonda di quello che si vive qui dentro, dobbiamo ricordarci che ogni istante qui consente di toccare la carne di Cristo. La cosa più importante, che deve passare soprattutto qui, è che senza carità non ci può essere giudizio d’amore. Un ospedale è un luogo privilegiato, questo è il luogo dove è possibile la carità».

L’arcivescovo, che ha celebrato l’eucarestia con il cappellano della chiesa dell’ospedale, don Pompeo Santese, ha ricordato che davanti alla sofferenza tutti gli uomini sono uguali: «Quando siamo malati non ci sono differenze, non c’è il ricco e il povero, non ci sono mestieri e titoli, tutti quanti ci portiamo l’interrogativo profondo sul senso della nostra vita. Ed è proprio la carità il senso della vita, della misericordia, della riconciliazione dei cuori, la carità che sa andare anche oltre il male ricevuto». Secondo il vescovo Conti aprire la porta santa in ospedale è una sfida grande e chiama tutti: «A chi lavora qui dentro, alle persone che hanno amici, parenti, persone care malate raccomando di avere un volto sorridente, che risplenda di pace e di bellezza. Qui servono parole di benedizione e pensieri buoni fatti di tenerezza e di gioia, senza giudizio, solo con la consapevolezza di quanto sia necessario aprirsi agli altri, nel dolore e nella felicità ritrovata».

 

 

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