Prete ricattato per anni da un macedone: «Se non paghi dirò a tutti che ci amiamo»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Ancona, 18 settembre 2014 – «O mi dai i soldi o racconto a tutti che abbiamo una relazione omosessuale». E lui, sacerdote in Valmarecchia, per paura che la gente ci credesse ha pagato. Ha pagato per anni, al punto da versare a quell’uomo la bellezza di 150mila euro. Soldi che di volta in volta ha chiesto in prestito alla famiglia. Il prete è rimasto sotto il giogo del ricattatore per sei lunghi anni. Fino a quanto, ormai sfinito, ha deciso di raccontare tutto, prima alla Curia e poi ai carabinieri. Sotto inchiesta per estorsione è finito un macedone, di 36 anni, residente con moglie e figli in un paesino in provincia di Ancona. Una vicenda passata sotto silenzio, fino a ieri mattina, quando si è aperto il processo nei confronti dell’estorsore.

Un vero e proprio incubo, quello vissuto per sei anni da un sacerdote che vive nella Valmarecchia, per tutto quel tempo vittima di un ricattatore al quale, dice lui, voleva solo fare del bene. Il macedone si era presentato in canonica nel 2005, ha raccontato agli inquirenti il prete, dicendo che era povero e aveva bisogno di soldi. Fuori c’era la sua macchina, ed era rotta: a indirizzarlo a lui era stato un parente di sua moglie che vive nella zona. Sapeva della sua disponibilità nei confronti dei poveri, ed era lì per avere un po’ di soldi. Il sacerdote gli aveva dato 400 euro, una bella cifra, ma il prete era piuttosto noto per la sua generosità con le persone bisognose. Il macedone, secondo il suo racconto, era però tornato a batter cassa di lì a poco. Ogni volta lamentando necessità economiche, una famiglia e dei figli da mantenere. Il sacerdote trovava sempre il modo di allungargli qualcosa, 2-300 euro ogni volta. Comunque una discreta somma, a cui il macedone alla fine si era abituato. Per lui il prete era diventato un punto fermo: quando aveva bisogno di quattrini andava a bussare alla porta della canonica.

Poi però le cose erano cambiate. Le richieste dello straniero si erano fatte sempre più frequenti, così come le visite in canonica. Si presentava accompagnato da un amico (che ieri ha testimoniato comfermando la circostanza) e dalla moglie. Questa, anche lei ascoltata ieri, ha avvolarato invece la versione del marito, il quale continua a sostenere di avere avuto una relazione con il parroco. Questo invece ha sempre negato ad oltranza, raccontando ai carabinieri di come, quando lui aveva deciso di non dargli più soldi, l’altro l’aveva minacciato. Se non avesse continuato a pagarlo, gli aveva detto, avrebbe raccontato a tutti, incluso il vescovo, che lui era gay e che avevano una relazione omosessuale. Il prete si era spaventato a morte, anche se non c’era niente di vero, la gente avrebbe finito per crederci, o quantomeno avrebbe cominciato ad avere dei dubbi sul suo conto. Spaventato di questo, avevano continuato a pagare il macedone, fino al punto da chiedere soldi anche alla sua famiglia. Tutto documentato, spiega l’avvocato che rappresenta il religioso, Diego Dell’Anna, ci sono 93mila euro in bonifici e posta pay che lo provano. Dopo sei anni di estorsioni, il prete aveva deciso di denuncialo e ora il macedone è alla sbarra con l’accusa di estorsione.



 

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