I produttori di olio delle Marche, contrari a togliere la scadenza dalle bottiglie dell’olio

 

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IL BORGHIGIANO IL BLOG DI FABRIANO E DELLE MARCHE – Togliere la data di scadenza dell’olio di oliva per favorire lo smaltimento delle vecchie scorte a danno dei consumatori è l’ultima novità in arrivo che mette a rischio la qualità ell’extravergine, dopo l’invasione delle produzioni straniere. A denunciarlo è la Coldiretti regionale, con i produttori marchigiani che dicono no alla disposizione prevista dal disegno di legge europea 2015 che prevede la modifica del regolamento sul termine minimo di conservazione dell’olio, che attualmente non deve essere superiore ai diciotto mesi. Di fatto si tratta di una norma che favorisce lo smaltimento di olio vecchio e fa invece venir meno una importante misura di salvaguardia per il consumatore, poiché numerosi studi hanno dimostrato che questo prodotto modifica le proprie caratteristiche. Con l’invecchiamento l’olio comincia a perdere progressivamente tutte quelle qualità organolettiche che lo contraddistinguono (polifenoli, antiossidanti, vitamine) e che sono alla base delle proprietà che lo rendono un alimento prezioso per la salute in quanto rallentano i processi degenerativi dell’organismo.

Secondo la Coldiretti è necessario mantenere il termine minimo di conservazione, prevedendo una possibilità di deroga solo qualora il produttore adotti ulteriori accorgimenti per la conservazione organolettica del prodotto, da riportare in etichetta. Sarebbe poi importante introdurre l’obbligo dell’indicazione in etichetta dell’annata della raccolta. Ma il disegno di legge europea 2015 rischia anche di modificare in peggio l’etichettatura degli oli di oliva, abrogando le norme che prevedono che “l’indicazione dell’origine delle miscele di oli di oliva deve essere stampata … con diversa e più evidente rilevanza cromatica rispetto allo sfondo, alle altre indicazioni e alla denominazione di vendita”, con l’effetto di attenuare i livelli di tutela nella commercializzazione.

“Un danno per i consumatori ed i produttori in una regione come le Marche che in questi anni è divenuta sinonimo di alta qualità in fatto di extravergine – denuncia il presidente di Coldiretti Marche, Tommaso Di Sante -. Il tutto, peraltro, viene dopo il via libera all’importazione senza dazi nella Unione Europea di 35.000 tonnellate in più l’anno di olio d’oliva tunisino che aumenterà il rischio delle frodi”. Di fronte al crescendo di inganni il consiglio di Coldiretti è quello di guardare con più attenzione le etichette ed acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica.

Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, le aziende olivicole nelle Marche sono circa 22.000 su una superficie di circa 10mila ettari di oliveti, con 160 frantoi attivi. Per quanto riguarda il biologico, la aziende sono 1.000, per una superficie di circa 1.600 ettari. Il valore della produzione olivicola marchigiana è di 20 milioni di euro, mentre quello dell’export ammonta a 2 milioni di euro. Le Marche vantano anche due Dop nel settore olivicolo (Olio di Cartoceto Dop e Oliva Ascolana del Piceno Dop).

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