Profughi, torna l’ipotesi Stella Maris. Centro di accoglienza nella scuola

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Civitanova, 10 giugno 2015 – Ritorna in ballo il nome di Stella Maris per accogliere profughi. C’è chi accenna il numero (40-50), chi parla di nazionalità (siriani). Gente che scappa dalla guerra, dalla povertà e da una feroce violenza che non risparmia né donne, né bambini. Sono voci, ma quando esse si fanno insistenti una qualche ragione ci dovrà pure essere. Il nome di Stella Maris era svolazzato già mesi fa, dopo la notizia della chiusura graduale della scuola materna, che avrebbe svuotato un edificio già fortemente impoverito dalla «fuga» di mediazione linguistica.

Girò subito l’ipotesi che esso sarebbe stato destinato all’accoglienza, un segno di attenzione verso gente che è emblema della disperazione. Allora girò subito anche il nome di don Vinicio Albanesi, il responsabile della Comunità di Capodarco, sacerdote che ha speso una vita per l’emarginazione. Con lui girò il nome di una onlus di cui è presidente. Lo stesso smentì la notizia, che oggi però acquista più fondamento per via della disponibilità all’accoglienza data dalle prefetture, tra cui quella di Macerata. E puntuale torna ancora in ballo il nome di don Vinicio, che secondo voci in libertà sarebbe stato visto più volte a Stella Maris. Un caso? Forse. La sua presenza viene associata alla disponibilità che la direzione centrale dell’ordine religioso proprietario dell’immobile, le Suore della Riparazione di Milano, avrebbe assicurato per un uso sociale dell’immobile, in linea con le direttive di Papa Francesco e soprattutto con i principi cristiani di vicinanza all’uomo e alla povertà. Stessa disponibilità, peraltro, pare che le suore abbiano dato per altri immobili in altre città. L’accoglienza viene gestita da una onlus e don Vinicio ha esperienza e competenza sufficienti per occuparsene. Ribadiamo, nessuna certezza e l’ipotesi potrebbe essere smentita anche domani, ma i segni ci sono tutti. Ci sono anche se parte dell’edificio pare sia stata concessa già in locazione ad un centro di recupero scolastico.

Due realtà diverse che possono però convivere, sia per l’imponenza dello stabile, sia perché al centro servirebbero solo poche aule. In tempi in cui gli spazi di accoglienza sono utili come il pane, in sostanza, è impensabile che un edificio «nobile» come lo Stella Maris possa fare la fine di tanti spazi pubblici, colpevolmente sbarrati e lasciati in decadimento per incapacità di decidere. Come palazzo Ciccolini o la casa San Silvestro, per esempio, per l’attivazione della quale Giulio Silenzi, trent’anni fa presidente dell’Assocomuni e oggi vicesindaco della città, ci organizzò uno sciopero della fame. Quella casa è ancora chiusa…

Giuliano Forani



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