Jesi – Pronto soccorso al collasso, otto ore per una radiografia

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IL BORGHIGIANO FABRIANO IL BLOG – Sala d’attesa gremita. Si sono registrati 84 accessi nelle ultime 24 ore, di cui 6 codici rossi (anziani con pluripatologie croniche). In attesa, 12 codici verdi. Nove i casi “aperti” come si dice indicando chi è stato preso in carico e attende la conclusione del trattamento o i referti; 3 i codici gialli in sala emergenze e 6 i codici verdi trattati. Due medici al lavoro. L’andamento è lento, a causa principalmente della carenza dei posti letto. Tempi d’attesa lunghi e nervosismo crescente tra i pazienti. Siamo al Pronto soccorso dell’ospedale Carlo Urbani di Jesi in una giornata standard. Per lo più codici gialli e verdi, che hanno la priorità sull’ondata di codici bianchi con problematiche risolvibili anche a livello ambulatoriale. Martedì ore 19. Siamo nella media stagionale degli accessi, ma il nervosismo degli utenti si respira ugualmente, condito da una buona dose di ansia per i propri congiunti e di stanchezza. “La mia compagna si è sentita male, sto aspettando dalle 11,45 – dice Fabrizio Ramini – e ancora non sappiamo nulla, le hanno assegnato un codice verde. Sono le 19, siamo digiuni, stanchi”. “Mia sorella di 86 anni è caduta e ha riportato una sospetta frattura – aggiunge Antonio Savini – dalle 10,30 l’hanno portata a fare una radiografia solo alle 18,30 e nel frattempo le era venuta la febbre alta”. “Mia moglie ha avuto un collasso alle 4,40 e l’hanno mandata in Ginecologia, le hanno misurato solo la pressione – racconta Ferdinando Di Santo – alle 10,25 il medico ha chiesto l’emocromo che le hanno fatto solo alle 18,15”. Dalla direzione sanitaria rassicurano: la media degli accessi è quella stagionale e non ci sono state segnalazioni di criticità. “Comprendiamo il nervosismo degli utenti – spiega la direttrice sanitaria Virginia Fedele – ma il personale fa il massimo. Proprio per informare sull’attesa, abbiamo ordinato dei display per far conoscere l’andamento dei codici. Speriamo di averli entro settembre”. (FONTE IL CORRIERE ADRIATICO)

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