Provincia, viale del tramonto

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Pesaro, 27 ottobre 2014 – C’è qualcosa di antico, ma anche di sbagliato, in questo lungo, terribile crepuscolo della Provincia. Nei mesi scorsi, Massimo Galuzzi, immolatosi come commissario (e poi ricompensato da Matteo Ricci con la nomina a presidente, senza deleghe, di Marche Multiservizi), se ne uscì fuori con una frase del tipo: «Qui ci sono molti raccomandati». Come se fosse arrivato il “marziano a Roma”, mentre il politico di lungo corso doveva ben sapere che l’ente era stato riserva di caccia per la sistemazione di iscritti, adepti e parenti per i partiti. A cominciare, ovviamente, dal Pci-Pds-Ds. Il che non vuol dire, ovviamente, che i dipendenti della Provincia siano persone diverse dal resto del mondo. Tutt’altro. In Italia la selezione per conoscenza, raccomandazione, via figliare è spesso la strada maestra per ottenere posti di lavoro o ruoli assimilati. Quindi nessuno scandalo particolare se gran parte dei dei dip-provinciali aveva ottenuto il posto per via politica. Eppure, nell’ansia del momento, anche un politico esperto come Galuzzi ha “sbarellato”. Ma ancora più gravi, per certi versi, sono l’affermazione del direttore generale della Provincia Marco Domenicucci, relative al caso Pazzaglia: «L’ex-responsabile dell’Ufficio Caccia (condannato a sei anni per falso e peculato, ndr) era una sorta di vice-dirigente che aveva buone relazioni con la politica».

Era stato messo lì per questo? Aveva mano libera per queste relazioni? Poteva permettersi cose che andavano oltre il suo ruolo? La frase di Domenicucci, che è finito ora sotto indagine per una richiesta specifica dei giudici al pubblico ministero, pare addirittura un suggerimento o un’ipotesi di lavoro. Dando ragione, indirettamente, anche ai solerti consiglieri del Movimento 5 Stelle che non perdono occasione per tirare in ballo le responsabilità politiche.

In realtà nel lungo sunset boulevard della Provincia il tema ricorrente è quello dei debiti accumulati. Perché se è vero che tutte le Province sono in difficoltà a causa di Renzi, è anche vero che Pesaro e Urbino sta peggio delle altre: ha un carico debitorio molto elevato, ha un peso di strade da gestire più elevato delle altre anche per sue scelte, è stata costretta ad uscire dal patto con soli altri 4 enti provinciali su 110, è stata multata per eccesso di consulenze. Così fa un po’ sorridere la minaccia di querele per calunnia che il neo-presidente Daniele Tagliolini, uno che copre il ruolo gratis e ogni mattina pensa “chi me lo ha fatto fare”, ha messo per iscritto per i precisini consiglieri comunali pentastellati.

Basterebbe elencare la finanza creativa applicta agli immobili (con la nascita di Valore Immobiliare) e al personale (i dipendenti del Centro servizi a Megasnet spa) per calmare i bollenti spiriti. Se il destino della Provincia è segnato, bisognerebbe avere rispetto per coloro che rischiano di perdere il posto e per i soldi pubblici spesi forse malamente. Un capitolo a parte, poi, lo meriterebbero gli slogan utilizzati in questi lustri: “dalla Provincia-Ferrari” alla “provincia bella”. Fino alla “provincia del sole e del vento”. Ora sappiamo bene com’è andata a finire e forse bisognerebbe cambiare registro anche in questo. Negli slogan, nella propaganda, nell’eccesso di conferenze stampa. Se non è chiedere troppo.



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