Punti nascita, il responsabile Pd Sanità: «Chi protesta è fermo al secolo scorso»

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Il Borghigiano Fabriano il blog delle Marche- Articolo scritto da Agnese Carnevali sul Messaggero Marche 

ANCONA – «Basta a mentalità da secolo scorso, occorre guardare al futuro. La sanità va misurata in termini di qualità, non di distanza». Così il responsabile Sanità del Pd Marche, interviene sulla riforma del sistema che sta attuando il presidente Ceriscioli.

Dunque i sindaci e le mamme indignati sono persone che vivono nel passato?
«Dico che la sanità è cambiata, esistono regole nuove e nessun cittadino o rappresentante delle istituzioni può chiedere al presidente della Regione o al Pd di non applicare le normative in materia sanitaria».

Dunque giusto chiudere?
«Qui non si tratta di dare un giudizio nel merito, ma di applicare la legge e le nuove categorie che non possono  più  essere  quelle  del ‘900. I punti nascita vanno razionalizzati per concentrare i parti in un numero inferiore di strutture che garantiscano alti livelli di sicurezza  e  di  qualità.  Potendo contare su reparti di neonatologia adeguati, ad esempio. Le donne che non potranno più partorire ad Osimo, Fabriano e San Severino potranno farlo in assoluta sicurezza. La sanità va misurata in termini di qualità, non di distanza».

Eppure in caso di emergenza da Fabriano arrivare a Jesi sembra un bel viaggio.
«Come detto dal presidente, il sistema è in grado di rispondere alle emergenze con efficacia. In caso di parti programmati, grazie anche al miglioramento della rete viaria, la donna potrà raggiungere  tranquillamente  la  struttura più idonea ed appropriata e potrà comunque essere seguita per tutti gli altri servizi negli ospedali che manterranno i vari reparti legati alla maternità».

Osimo, Fabriano e San Severino sono solo i primi ad essere tagliati?
«Innanzitutto non sono i primi, la riorganizzazione  del  sistema  è partita da tempo con la chiusura dei punti con meno di 300 parti all’anno. Per il momento oltre alle tre decise, non sono previste altre chiusure».

Al momento. E in futuro?
«Deciderà il presidente. Serve comunque un cambiamento processo culturale. Non solo rispetto ai punti nascita. Penso anche alla grande sfida della costruzione delle  reti  cliniche  che  interessano aspetti come l’intensità delle cure, la creazione di percorsi certi per il paziente dal momento dalla sua presa in carico».

Sugli ultimi provvedimenti della Regione, però, i sindacati sono già sul piede di guerra.
«A giorni ci sarà un incontro, credo sia possibile trovare un punto di equilibrio».

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