Ragazzo suicida, un passante: "L’ho visto, potevo salvarlo"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Macerata, 13 gennaio 2016 – Si è impiccato (foto) in piazza Mazzini a Macerata, usando l’asta dell’ombrellone di un gazebo del Caffè dell’Opera. Il 32enne, di Sassocorvaro (Pesaro Urbino), era in città perché sarebbe dovuto andare in cura alla «Pars», la comunità per tossicodipendenti con sede a Corridonia. Così avrebbe voluto il padre, che l’altro ieri ha accompagnato il figlio a Macerata. Il 32enne aveva rassicurato il padre, dicendo che sarebbe andato in terapia nella struttura. Invece, alle 23.30 circa, si è legato con una cinta a uno dei pali del gazebo del bar.

Prima, aveva appoggiato il borsone da palestra, su uno dei tavoli dentro il gazebo. È stato notato da un passante, che è subito intervenuto, bruciando la cinta con l’accendino. Ha notato che il ragazzo toccava con i piedi per terra. L’ha tirato giù e l’ha disteso sul tavolo. Sul posto sono intervenuti polizia, carabinieri, scientifica, auto medica, medico legale e magistrato. Infine, è arrivato il carro funebre della Croce Verde (il corpo è stato portato via intorno all’una e mezzo).

Era desolato il centro storico lunedì sera. Ma un uomo, residente in piazza Mazzini, è passato di lì proprio pochi minuti prima del fatto. «Erano le 23.20 – racconta –, ho visto che c’era un ragazzo seduto a un tavolo all’interno del gazebo. Stava col capo chino, sulla sedia, aveva la cuffia tirata giù fino sopra gli occhi. I nostri sguardi si sono incrociati. Era triste, pensieroso. Per un attimo ho pensato di domandargli cosa stesse facendo. Ma poi ho tirato dritto, ho pensato che volesse soltanto trovare un riparo dal freddo e dal vento forte. Quando sono tornato dopo pochi minuti, ho parcheggiato davanti al catasto, non ho fatto caso se il ragazzo fosse ancora lì.

Di solito, però, parcheggio davanti a quel gazebo. Se l’avessi fatto anche lunedì sera, chissà, forse avrei potuto salvarlo». Sotto choc anche la proprietaria del Caffè dell’Opera, Cornelia Gotcu. «Ho pianto tutta la notte quando l’ho saputo. Non sono andata a vedere il morto perché, nella nostra cultura, i morti non vanno guardati». La donna ha chiamato sul posto padre Oleg Bonari, della chiesa ortodossa rumena, che ha impartito la benedizione all’interno e all’esterno del locale con un ramo di basilico secco e l’acqua santa. «La vita è un dono del Signore – ha spiegato padre Oleg –, non dovrebbe essere disprezzato. La benedizione serve a ripulire il luogo, anche per tutti i clienti che vi entreranno. Tutta la comunità rumena, domenica, pregherà per lui alla fine della nostra messa».

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