Rapina al ristorante. "Quell’uomo ha pestato me e mia zia di 90 anni"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Apiro (Macerata), 3 ottobre 2015 - Aggressione con pestaggio per l’azzardo d’un furto ad Apiro, nella tarda serata di giovedì: botte, tante, bottino zero. Quasi la versione strapaesana di ‘Arancia meccanica’ nel ristorante «da Enzo», in contrada Casalini: proprietario e gestore l’apirano Vincenzo Finguelli che ha subìto la furente irruzione effettuata da Grzegorz Zaloga, 46 anni originario della Polonia, senza fissa dimora, visto da tempo aggirarsi nella zona.

Dopo il colpo in bianco, si era dileguato. Immediato l’intervento dei carabinieri. L’uomo è stato poi individuato dai carabinieri mentre cercava di allontanarsi con mezzi pubblici e sottoposto a fermo giudiziario dalla procura di Macerata che ha la direzione delle indagini. Il 46enne dovrà rispondere di tentata rapina aggravata. E Finguelli ha rivisitato quei terribili momenti.

«Gli ultimi clienti erano usciti – racconta –, stavo chiudendo il ristorante quando da una porta laterale è entrato un individuo incappucciato. ‘Voglio soldi, i soldi!’, gridava, con voce rauca. Pensavo che scherzasse. Invece m’ha stretto sulla gola. Ho solo 150 euro, li vuoi? Macchè. Ha cominciato a prendermi a pugni in testa. Ma l’ho riconosciuto: c’era stato al mattino, portava gli stessi pantaloni, parlava come l’avevo già sentito. E intanto menava, m’aveva scalciato, sono caduto sul pavimento, mi sono volati via gli occhiali. Gridavo. E lui: ‘Non urlare!’. Speravo che mi sentisse qualcuno. M’ero rialzato, ho preso pugni in testa, calci in faccia e sulle tempie, sono ricaduto».

Determinante l’intervento della zia Fermina, novantenne, convivente con Enzo, salita al piano superiore. «Ho sentito urlare, credevo – ha raccontato la donna – che qualcuno fosse rimasto chiuso nel bagno. Sono scesa, ho visto quell’uomo e, minacciandolo col bastone gli ho gridato: animale, che fai? Lui ha reagito: mi ha colpita con una sedia e sono caduta». Allora Finguelli ha sfruttato l’attimo: «Ero disteso – ha aggiunto –, ma ho stretto una gamba di quell’individuo: è piombato sul pavimento, sono corso in cucina, ho preso un coltello e all’uomo ho detto: ti ho riconosciuto! Allora lui è scappato via». Con i carabinieri chiamati col cellulare dalla zia Fermina, è arrivata una squadra della Piros che ha condotto entrambi all’ospedale di Jesi. «Dagli esami, per fortuna niente di rotto – ha precisato il ristoratore – ma restano i dolori. Tanti. E una brutta sensazione: qui vogliamo vivere tranquilli, però fatti del genere ti fanno diventare razzista».

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