‘Rapina’ da film, la troupe nei guai

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 14 aprile 2016 – VOLEVANO girare uno spot pubblicitario contro la criminalità. Insomma, nobili intenzioni. Ma hanno sbagliato tutto nell’esecuzione dei propositi, finendo nei guai per procurato allarme. Tutto è partito dalla volontà di reclamizzare una bomboletta di spray urticante. Così, cineasti della domenica, pesaresi, hanno organizzato nella farmacia Mari di via Rosselli il 27 settembre 2012 una finta rapina ma senza avvisare le autorità. Per questo, i passanti hanno creduto che quelle armi spianate che vedevano da fuori fossero vere. Immediato arrivo della polizia, sirene, e poi la scoperta che era tutto finto. Ma non poteva finire con una pacca sulla spalla. La squadra mobile denunciò la troupe, organizzatori, finto rapinatore, finta farmacista, cameramen per aver gettato nel panico i passanti. La procura ha mandati sotto processo la «troupe» firmando un decreto penale di condanna. A cui si è opposto il cameramen Michele Traglia chiedendo di essere processato. Ed ha avuto ragione.

Qualche giorno fa è stato assolto. Ha potuto dimostrare che lui aveva l’incarico solo di filmare la messa in scena. Non era certo compito suo avvisare la polizia che la rapina sarebbe stata finta. Il giudice ha creduto a questa giustificazione assolvendolo.

Non è andata così per il finto rapinatore che si era prestato ad indossare il passamontagna e a brandire una pistola né alla finta farmacista. Hanno scelto di opporsi al decreto penale oblando, ossia pagando un’ammenda di 300 euro.

La vicenda la ricorda perfettamente la dottoressa Paola Mari, ex titolare della farmacia: «Siccome pochi mesi prima – racconta – avevo avuto una rapina vera riuscendo a mettere in fuga con uno spray il rapinatore, allora la figlia di una persona amica mi chiese se fosse possibile girare una finta rapina per pubblicizzare lo spray. Dissi di sì, e così fecero, ma qualcuno ha avuto paura ed è nata la spiacevole vicenda del processo. Mi dispiace per chi è finito nei guai, perché aveva intenzioni buone».

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