Rof, accoglienza trionfale per il quintetto ritrovato de ’La gazzetta’

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 12 agosto 2015 – Battimani cadenzati e il pubblico che non lascia il teatro Rossini e continuava a richiamare gli artisti sul palcoscenico. E’ un’accoglienza trionfale per “La Gazzetta”, seconda opera del Rossini Opera Festival, per la prima volta proposta con il quintetto che andò perduto (e ora finalmente ritrovato).

E con il quintetto quest’opera che si dice non piacesse neppure a Rossini, trova anche un successo inaspettato per quanto meritato. Regia forse “leggera” ma comunque seducente con luci e costumi di altissimo livello. Missione compiuta per il regista Marco Carniti (coadiuvato da Manuela Gasperoni per le scene, Maria Filippi per i costumi e Fabio Rossi per le luci), tutti hanno offerto il meglio.

Merito della regia ma anche delle grandi voci di un cast che ha ruotato attorno a un Nicola Alaimo (don Pomponio) mai così buffo e abile. Da solo valeva l’intero spettacolo. Ma sorprendente è stato Maxim Mironov, tenore russo che ci ha regalato un Alberto sofisticato e di grande maturità diventando un altro punto cardinale dello spettacolo trascinando così un impeccabile Vito Priante.

A fronte di questo terzetto maschile un’altrettanto temprata formazione femminile – Lisetta, Doralice e Madama La Rose – pronta a rivendicare il proprio ruolo e un’autonomia proto-femminista.

Hasmik Torosyan (Lisetta) si dimostra un altro fiore sbocciato all’Accademia di Zedda: gli manca forse l’esperienza ma ha tutta l’esuberanza della gioventù. Raffaella Lupinacci (Doralice) è determinata e risoluta; José Maria Lo Monaco (Madama La Rose) rende al meglio il carattere indipendente e spregiudicato del personaggio.

Sul podio Enrique Mazzola ha spinto l’Orchestra del Comunale di Bologna nei meandri rossiniani non perdendo mai misura ed equilibrio. Ben il coro (c’era solo la parte maschile).

Una menzione particolare al mimo Ernesto Lama che sul palco è Tommasino, il servitore di Don Pomponio: una scelta che poteva rivelarsi a doppio taglio e che invece ha affondato nella migliore tradizione della commedia. Molto buffo senza diventare una buffonata

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