Rossini come Verdi, spunta testo legislativo da ‘copia e incolla’

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Pesaro, 2 marzo 2016 - La doverosa legge speciale per celebrare i 150 anni dalla morte di Gioachino Rossini non può che essere approvata e finanziata, speriamo al più presto. Ma questa frase al 5° capoverso dell’introduzione storica, culturale e politica ai 5 articoli di legge fa drizzare le antenne: «L’obiettivo (le celebrazioni rossiniane con il rilancio della figura del compositore, ndr) può essere raggiunto sì attraverso interventi di messa a punto e potenziamento delle strutture e delle istituzioni già esistenti e attive sui temi verdiani (!?!), sì attraverso la ricerca scientifica…».

Ma cosa centrano i temi verdiani con Rossini? Solo un errore di battuta? O qualcosa d’altro. Purtroppo qualcosa d’altro: una veloce ricerca su internet e si scopre che nel 2008 è stata presentata e poi approvata una legge speciale per le celebrazioni, avvenute nel 2013, dei 200 anni dalla nascita di Giuseppe Verdi. Ebbene, com’è facile ora intuire l’iniziativa rossiniana ricalca quella, poi andata a buon fine a livello parlamentare del Maestro di Busseto. Ma un conto è seguire il solco, un conto è un copia e incolla, che devasta gran parte dell’introduzione.

L’avvio: «La figura e l’opera di Gioachino Rossini (alias Giuseppe Verdi, ndr) sono un patrimonio dell’umanità. Esse hanno segnato profondamente la cultura e la storia del secolo XIX». «Rossini (alias Giuseppe Verdi, ndr) ha interpretato con originale e irripetibile forza i grandi valori dell’umanità, il senso della libertà, dell’amore, della vita e della morte, le grandi passioni umane, parlando, con il linguaggio universale della musica, a tutto il popolo». E ancora: «Gioachino Rossini (alias Giuseppe Verdi, ndr), una delle figure intellettuali più significative dell’Ottocento italiano e ancora oggi più conosciute nel mondo, non è stato soltato un musicista di immenso valore, capace di portare a sintesi tutta la cultura musicale passata e di innovare profondamente il linguaggio musicale a lui contemporaneo, ma è stato anche quello che oggi definiremmo un grandissimo ‘comunicatore’: un uomo in grado di cogliere, nella società del suo tempo, le aspettative profonde, i sommovimenti, le istanze di innovazione della tradizione». Fin tutto uguale, parola per parola. Poi l’estensore della nuova proposta di legge, che è già agli atti al Senato, si rende conto che qualcosa di diverso i due grandi musicisti hanno fatto e cambia qualche riga, anche perché il ruolo risorgimentale di Verdi è ben diverso da quello di Rossini.

Ma poco più avanti si riparte con la frase già citata all’inizio dove rimane l’aggettivo verdiani per i luoghi pesaresi, invece che rossiniani. E si ricalcano anche i ‘tre’ obiettivi finali delle 2 leggi: in sostanza la promozione dei compositori, dei loro luoghi e delle istituzioni musicali legate rispettivamente a Verdi e Rossini. Stesso richiamo a iniziative europee, stesso elenco di istituzioni coinvolte, con Pesaro che punta più sul museo e sul Conservatorio e meno sul festival rossiniano. E ancora, identico: «Il compito di coordinare le iniziative previste è affidato al comitato nazionale (…) che in stretta collaborazione con le regioni e gli enti locali interessati, elaborerà il programma definitivo degli interventi». Non sappiamo chi abbia redatto materialmente il disegno di legge rossiniano, che è stato presentato al Senato da Camilla Fabbri (con le firme del capogruppo Pd Zanda, del presidente della commissione Cultura Marcucci e di numerosi senatori), ma ci rifiutiamo di credere che il responsabile non sia in grado di evitare di lasciare ai posteri un copia-incolla così efficiente.

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