Rubava oggetti sacri nelle chiese con moglie e figlio, un arresto

Carabinieri

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A vederli sembravano una famigliola devota: padre, madre e due bambini si erano girati le chiesette delle Marche e dell’Abruzzo, in un pellegrinaggio continuo. In realtà le visite nelle parrocchie, quelle più piccole, isolate e spesso incustodite, avevano un obiettivo tutt’altro che spirituale: rubare ex voto e altri oggetti d’oro che adornavano le statue dei santi, per poi farli a pezzi e rivenderli ai compro oro.

Un’attività ‘di famiglia’ che fruttava uno stipendio di almeno 1.500 euro al mese, portata avanti dal 2012 ai giorni nostri. A fermare il saccheggio delle chiese sono stati i carabinieri del nucleo Tutela del patrimonio culturale, guidati dal comandante Carmelo Grasso, in collaborazione con il colleghi della Legione carabinieri Marche, che hanno arrestato un 40enne di origine marocchina e denunciato a piede libero la moglie, una coetanea di origine campana. Secondo le indagini, coordinate dal pm di Ancona Rosario Lioniello, marito e moglie avevano pianificato i furti e si servivano dei bambini come copertura. Uno dei piccoli era ancora un neonato, che la mamma teneva stretto al seno e avrebbe anche allattato mentre il marito si arrampicava sugli altari per rubare. Per questo la coppia, che ha anche altri figli, è stata segnalata al Tribunale per i Minorenni, che dovrà decidere sulla capacità genitoriale dei coniugi.

L’operazione ‘Ex voto’, che ha permesso di smascherare i Bonnie e Clyde delle chiese, è partita su segnalazione dei carabinieri di Castelfidardo, guidati dal comandante Domenico Grosso, il 29 gennaio 2015: quel giorno dalla Collegiata di Santo Stefano era sparita la corona di oro, ottone e pietre preziose che adornava il capo del Cristo crocifisso, invocato dai fedeli durante il colera del 1885.

I carabinieri di Castelfidardo informarono subito i colleghi specializzati in opere d’arte, che pochi mesi dopo ricevettero un’altra segnalazione.

I militari di Montecarotto, guidati dal comandante Daniele Fabiani, avevano infatti fermato un’auto con a bordo padre, madre e due figlioletti, che si aggiravano in paese senza meta. Il padre, identificato, aveva precedenti penali per furto di offerte in chiesa. I carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale confrontarono la foto del marocchino con le immagini riprese dalle telecamere della chiesa di Castelfidardo e i sospetti, da quel momento, si concentrarono sull’uomo, che venne seguito tramite Gps e intercettazioni telefoniche nel suo girovagare per le parrocchie. I carabinieri hanno potuto accertare, oltre al furto a Castelfidardo, altri due colpi a Sassoferrato, uno ad Appignano (Macerata) e uno a Massignano (Ascoli). Il marocchino, in realtà, è stato rintracciato anche in altre chiese di tutte le province marchigiane, di altre nel Teramano e in provincia di Pescara, anche se in questi casi non è stato ancora possibile accertare furti. L’oro veniva poi rivenduto a Compro Oro di Marche, Abruzzo e in un caso di Napoli. I soldi venivano versati su un conto corrente intestato al ladro e alla moglie: quando i carabinieri lo hanno sequestrato, non era rimasto quasi nulla.

Il Resto del Carlino 

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