Ruffini superstar ai mondiali di nuoto, la commozione della famiglia: "Gioia immensa"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 2 agosto 2015 – Da piccolo non voleva nuotare, aveva paura dell’acqua e quando l’avevano iscritto in piscina, all’età di cinque anni, aveva pianto per due mesi. Se non fosse stato per babbo Ermanno, che ad ogni lezione, lo aspettava di fuori con una macchinina nuova, non avrebbe continuato. E ieri l’ormai 25enne Simone Ruffini non sarebbe diventato campione del mondo della 25 chilometri, la maratona sul fiume russo Kazanka, in Kazan. «Gladiatore», gli scrive subito il papà in un sms, custode della ditta Malagrida, con un passato da atleta di triathlon. Ieri mattina ha seguito le cinque ore di bracciate da casa, incollato al televisore, mentre mamma Maria Grazia, tecnica di laboratorio, ha tifato per lui a lavoro, insieme ai colleghi.

«La gioia più grande – commenta il padre con gli occhi lucidi – una soddisfazione immensa, la ciliegina sulla torta dopo il pass di lunedì scorso per le Olimpiadi di Rio 2016 nella 10 chilometri. Il coronamento di una stagione d’oro in cui ha lavorato sodo. Simone ha condotto una gara perfetta, nella sua specialità, da fondista». «Ancora non ci credo», riesce a dire soltanto la madre, sua prima supporter, che l’ha accompagnato ovunque e a 15 anni, pur con l’apprensione di ogni genitore, gli ha permesso di volare fuori casa. Andare da Tolentino e Pesaro e iniziare presto a cavarsela da solo. «Non sono riuscita a parlare con lui dopo la gara tra antidoping e premiazioni – dice – ma oggi finalmente posso riabbracciarlo. È un mese che non lo vedo, anche se ci sentiamo tutti i giorni. Piano piano cerco di realizzare la vittoria».

Si respira aria di umiltà in casa Ruffini, ecco perché è come se avesse vinto tutta l’Italia, la parte bella e sana, quella che raccoglie quanto ha seminato. Anche la sorella maggiore Chiara, 30 anni, allenatrice di una squadra di nuoto a San Severino e mamma della piccola Gaia, non riesce a realizzare la vittoria di Simo e piange di felicità. «È come se l’avessi fatta anche io la gara – afferma – soffrivo con lui. Ho mangiato tre stecche di cioccolato durante la gara. È stato troppo emozionante. Ricordo quando da piccolo neanche voleva entrare in acqua, ma già poco dopo si capiva che le premesse per diventare un grande c’erano tutte».

La famiglia ripercorre allora le tappe della carriera del nuotatore, dal primo campionato italiano nel 2002 alla vittoria di Imperia nel 2006, dall’entrata in nazionale agli Europei giovanili di Milano nel 2007 alla convocazione ai mondiali di Roma nel 2009. Fino a quest’anno, con l’oro in Argentina, il terzo posto, sempre nel circuito iridato, a Cozumel in Messico e a Budapest in Ungheria a giugno, mese che lo ha visto brillantemente affermarsi anche agli Italiani di Castel Gandolfo sulle distanze dei 10 e 25 chilometri. «Ho sempre creduto nel podio – commenta il neocampione iridato – anche se non stavo bene all’inizio». La sua prestazione infatti è iniziata con un forte mal di stomaco, dovuto probabilmente all’acqua bevuta attraversando i bacini fluviali. «Ai primi tre giri non stavo molto bene. Al quinto e al settimo chilometro ho vomitato due volte – continua –. Per fortuna c’è stato l’intervento del dottore, che mi ha dato qualcosa rimettendo tutto a posto. Alla vittoria non pensavo fino agli ultimi 1.500 metri, quando ho visto Alex Meyer (l’americano quotatissimo) in seria difficoltà. Ai 1.000 metri mi ha lasciato passare e si è incollato ai piedi. Ancora non mi rendo conto di aver conquistato il titolo mondiale». E dopo la vittoria, sul podio sfodera un cartello dedicato alla fidanzata, l’azzurra Aurora Ponselè, di Fano, con su scritto: «Mi vuoi sposare?» La giovane atleta, dalla tribuna, accenna un sì, unisce le mani a forma di cuore, corre sotto al palco e l’oro di Simone… raddoppia.

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