San Giuliano, il vescovo Marconi: “Niente prediche alla città”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Macerata, 1 settembre 2014 – «In questa omelia, tradizionalmente, il vescovo parla alla città e alle sue istituzioni e guide civili. Nel luglio 2013, Papa Francesco, durante un incontro con i seminaristi, i novizi e le novizie ci ha detto: Io dico sempre quello che affermava san Francesco d’Assisi: “Annunciate il vangelo sempre. E, se fosse necessario, con le parole”. Cosa vuol dire questo? Annunciare il vangelo con l’autenticità di vita, con la coerenza di vita. Queste parole del Papa ci impegnano, come vescovo e come chiesa, a non parlare alla città in astratto, e dall’alto di un pulpito, ma a mostrare con la nostra vita ciò in cui crediamo». Nessuna predica alla città nella sua prima omelia di San Giuliano, in un duomo gremito di autorità civili, militari, di politici ma soprattutto di tanti fedeli, per il vescovo Nazzareno Marconi che ribadisce, come fatto durante la cerimonia di insediamento, di voler dare seguito alla sua missione con i fatti e non con le parole.

«Dio ci liberi — ha precisato — dai politici e dai vescovi che promettono». E l’impegno di don Nazzareno è innanzitutto verso i giovani. «Mi impegnerò in prima persona, con l’aiuto di tutti i nostri presbiteri, diaconi e religiosi — aggiunge il vescovo — per aiutare tutti, ma in particolare i giovani, a fare questo salto di qualità nella vita spirituale e di preghiera, per consolidare ed arricchire la nostra fede. Dare una testimonianza di fede solida e operosa nel bene, è un dono prezioso che potremo fare a tutti, con umiltà e rispetto; anche a coloro che non credono». Un vescovo che vuole vivere la sua comunità, disposto «con i suoi limiti e i suoi peccati a caricarsi sulle spalle quanti vorranno andare verso la riva del bene».

Un vescovo tra la gente che domenica mattina, prima di entrare nel vivo delle celebrazioni per il patrono ha fatto visita ai malati dell’ospedale. «Ho fatto il giro delle corsie — racconta don Nazzareno —, ho visto tante persone, ricevuto tanti sorrisi e ascoltato tante storie. Un signore in isolamento mi ha chiesto di pregare insieme, una ragazza di 16 anni che aveva appena partorito mi ha raccontato le sue preoccupazioni per il futuro e nei suoi occhi ho visto tanta forza e determinazione e, in obitorio, ho incontrato una famiglia che, seppur nel dolore, aveva deciso di fare un gesto d’amore, donando gli organi del congiunto per permettere a qualcun altro di vivere. Questi sono i maceratesi, complimenti».

Prima di incamminarsi con le reliquie del santo, il vescovo Marconi ha anche invitato la comunità a recuperare la sua memoria. «Quando la gente comincia a coltivare la memoria — ha concluso — smette di essere una massa manovrabile e diventa un popolo, che sempre meglio sa dove vuole andare, riconoscendo le vie del bene, da quelle della distruzione e dell’illusione. La memoria del nostro santo patrono è uno di questi preziosi tesori, da coltivare e trasmettere alle nuove generazioni».



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