Sanità, rischio desertificazione

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 18 settembre 2015 – La situazione che emerge dalla gestione dell’azienda ospedaliera, ma anche dall’Asur, dà l’idea di una fortezza Bastiani dove ufficiali e soldati aspettano invano che qualcosa accada e che, soprattutto, qualcosa cambi. Ma non è detto che questo avvenga, pur di fronte al fallimento, evidente, di un sistema gestionale, che si lega all’assenza più o meno totale di una politica sanitaria degna di questo nome. Non siamo felici di ripeterlo, ma i 10 anni di gestione sanitaria diretta dei Ds pesaresi (che avevano fatto scendere in campo il loro segretario provinciale come assessore) hanno lasciato tante promesse non mantenute e tanti danni evidenti.

Mezzolani e soci si sono accontentati delle briciole mentre avrebbero dovuto provare a fare quel riequilibrio che è nelle cose, tanto da averlo detto, pubblicamente, anche l’ex-governatore Gian Mario Spacca in campagna elettorale, pur nascondendosi dietro «i problemi di bilancio». Se non siamo alle macerie, poco ci manca. La politica del risparmio ha depauperato il territorio, quella delle eccellenze non ha visto Pesaro fare passi avanti. Il combinato disposto è un’azienda ospedaliera debole, fragile, suddivisa su tre presidi, con problemi gestionali e dirigenziali così evidenti da ricevere una vera e propria ‘lavata di capo’ dal procuratore della repubblica. Non è nemmeno una questione di reati penali, bensì di un sistema che non funziona adeguamente. Sul quale il controllo dei rappresentanti dei cittadini è praticamente nullo.

Ora il neo-presidente e assessore alla Sanità Luca Ceriscioli pensa di risolvere il problema con il gioco dei tre cantoni dei vertici sanitari. Di Bernardo all’Asur, Ricci in Ancona, Capalbo all’ospedale. E’ la sua interpretazione del cambiamento. Speriamo porti a risultati positivi. Incrociamo le dita perché l’alternativa è la desertificazione.

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